Femminicidio a Catania: lei voleva lasciarlo, lui l’ha uccisa dopo l’ultima lite

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:47

Ennesimo femminicidio, questa a volta a Caltagirone, nel catanese. Un uomo che non accettava di essere lasciato, ha ucciso la moglie.

Ancora un femminicidio, ancora un uomo che non accetta di essere lasciato e che preferisce il carcere ad una sconfitta in amore. Una piaga che non si ferma. Solo negli ultimi mesi la tragedia dei gemelli uccisi e l’omicidio suicidio di Torino. Il comune denominatore è sempre lo stesso: la profonda debolezza del ‘maschio’.

L’ultimo dramma a Calagirone, nel catanese. Ha aspettato che rientrasse a casa perché voleva riallacciare la relazione con lei. Ma la donna, che aveva avviato le pratiche per la richiesta di separazione, non ne aveva intenzione.

E così Giuseppe Randazzo, 50enne ceramista, avrebbe ucciso Caterina ‘Catya’ Di Stefano, 46 anni, di professione assistente socio-sanitaria. Un femminicidio, secondo la Procura di Caltagirone, che ha pochissimi dubbi.

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I fatti in un condominio di via Pietro Mascagni, nel centro di Caltagirone, nel catanese: l’uomo, marito della vittima, è stato arrestato dalla polizia. Gli agenti erano intervenuti dopo l’allarme lanciato da vicini di casa che avevano sentito delle urla.

Erano quelle di una lite, l’ennesima, tra marito e moglie. Giuseppe voleva riallacciare la relazione ma la donna non voleva: ne è nato un violento alterco, finito nel sangue, con l’ennesimo femminicidio.

Lui, trovato dalla polizia accanto alla moglie, sotto choc, in lacrime e in evidente stato confusionale, agli uomini del commissariato di Caltagirone non ha saputo fornire una spiegazione dell’accaduto. Dopo un lungo interrogatorio, durante il quale avrebbe ammesso di avere litigato con la moglie, ma ha detto che la donna sarebbe caduta da sola dalle scale

Tuttavia, la Procura di Caltagirone ha disposto l’arresto di Randazzo per omicidio volontario. L’uomo è stato condotto in carcere.

Le indagini, che si sono avvalse dei rilievi della polizia scientifica, non sono state semplici perché sul corpo della donna non c’erano segni di colpi di arma da taglio o di arma da fuoco.

Il medico legale ha accertato la presenza di escoriazioni e fratture. Sarà l’autopsia a chiarire l’esatta causa del decesso che potrebbe essere un ematoma cerebrale interno o asfissia. Ad indirizzare le indagini della polizia anche segni di colluttazione che presentava anche l’uomo. La donna potrebbe essere stata prima strangolata.

La coppia, da tempo in crisi, aveva due figli, un maschio e una femmina. La vittima era un’operatrice socio sanitaria che lavorava nell’assistenza di disabili del Calatino. Era una donna forte e determinata. Come emerge dal suo profilo Facebook dove si definisce «solare, estroversa, amante della vita», ma allo stesso tempo che «non mi arrendo mai, odio le persone false, ma soprattutto odio gli ipocriti e i meschini…».

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