Inferno a Beirut: morta un’italiana, molti feriti tra i nostri connazionali

Fonti della Farnesina confermano la morte di una donna italiana e almeno dieci feriti tra i nostri connazionali, ma la conta non è finita.

Dopo le terribili esplosioni a Beirut, si fa lentamente la conta di morti e feriti. Un’operazione resa difficile dall’aria ancora intossicata che avvolge la capitale libanese e dalle macerie. Mezza città è letteralmente rasa al suolo.

Fonti del Ministero degli Esteri parlano di un decesso tra gli italiani che vivono a Beirut e molti feriti anche se non gravi.

La vittima, Maria Pia Livadiotti, era nata nella capitale libanese nel 1928. Aveva 92 anni ed è morta in casa, probabilmente a causa di un trauma cranico dovuto alla forza d’urto dell’esplosione che ha seminato vittime a diversi chilometri di distanza dal luogo della deflagrazione. Sul suo corpo non c’erano segni di ferite da schegge o lamiere.

Maria Pia Livadiotti era una delle più longeve italiane di Beirut e aveva quasi sempre vissuto nella capitale libanese. Era vedova di Lutfallah Abi Sleiman, già medico di fiducia dell’ambasciata d’Italia a Beirut.

Il figlio della donna ha detto di esser stato anche lui lievemente ferito in strada, di aver trovato, al suo ritorno a casa, la madre riversa a terra e di aver capito che purtroppo per lei non c’era più niente da fare.

Inferno a Beirut: italiani feriti

Tra i connazionali feriti c’è anche una salentina. Si tratta di Veronica Lia, 31 anni, di Specchia, figlia dell’ex parlamentare ed ex sindaco Antonio Lia, che si trovava in Libano per farle visita.

La donna sta bene, ha detto di avere subito solo ferite lievi. Ha comunicato su Facebook di essere in buone condizioni di salute. La 31enne vive con il fidanzato proprio a Beirut. Sono rimasti feriti entrambi. L’amministrazione comunale di Specchia ha espresso vicinanza “ai concittadini specchiesi che hanno vissuto da vicino questo dramma perché presenti in Libano. Un caloroso in bocca al lupo di pronta guarigione alla nostra concittadina rimasta ferita”.

Il caporal maggiore, capo scelto dell’Esercito italiano, Roberto Caldarulo ha raccontato le fasi dell’esplosione a Beirut: Ricordo un boato fortissimo, indescrivibile. Gli avvenimenti si succedevano molto velocemente. Subito dopo l’esplosione c’è stato un attimo di smarrimento, abbiamo fatto un controllo tra noi per vedere se qualcuno stava peggio degli altri e ci siamo rasserenati.

Io non mi ero nemmeno accorto della ferita: avevo un po’ di sangue dalla mano,ma niente di trascendentale. La cosa che tuttora ci preoccupa è la situazione della popolazione libanese. Non è stata una bella esperienza, ma noi siamo stati fortunati altre persone purtroppo no”. 

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