Firmato l’accordo sul Recovery Fund: Italia batte Olanda, per ora

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:03

La storica decisione è stata presa alle ore 5,32 del 21 luglio dopo una notte di lavori e discussioni. Il premier Conte è contento, tutti sono felici, ma a chi giova davvero il Recovery Fund?

“Deal!”,  scrive il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel su Twitter. E pochi minuti dopo dichiara: “Ce l’abbiamo fatta, l’Europa è forte ed unita”“E’ un ottimo accordo, e accordo giusto”, ha commentato visibilmente soddisfatto. “Ed è un segno concreto che l’Europa è una forza in azione”, ha aggiunto Michel.

Per arrivare ad una soluzione che mettesse d’accordo tutti, c’è voluta una riunione fiume che non si è fermata neppure di notte, tanto che la storica firma è stata posta alle 5,32 del 21 luglio. Il giorno della Luna, il giorno dell’Europa Unita. Forse.

Dunque è finalmente accordo sul Recovery Fund: i leader europei impegnati in duri negoziati da venerdì scorso, approvano per acclamazione e applauso finale il testo di un vertice combattuto fino all’ultimo, che in più di un’occasione è arrivato a un passo dal fallimento e risolto sul filo di lana nell’ennesimo incontro sulle riforme tra Conte e Rutte, guidati da Merkel e Macron.

Nasce quindi il piano straordinario da 750 miliardi per salvare i paesi più colpiti dal Covid. Soldi che saranno reperiti da Bruxelles tramite gli Eurobond. Un passo storico per l’Unione, che cambia le politiche economiche del continente al termine di un drammatico e interminabile summit, che entrato nel quinto giorno di tratttative, supera per lunghezza il record di quattro giorni e quattro notti di colloqui del vertice di Nizza del 2000.

Il premier Conte è raggiante e orgoglioso del risultato ottenuto: “Abbiamo conseguito questo risultato tutelando la dignità del nostro Paese e l’autonomia delle istituzioni comunitarie”. Poi Conte aggiunge: Il governo italiano è forte: la verità è che l’approvazione di questo piano rafforza l’azione del governo italiano.

Ora avremo una grande responsabilità: con 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza e cambiare volto al Paese. Ora dobbiamo correre”. Il Mes non è il nostro obiettivo. L’obiettivo è valutare il quadro di finanza pubblica e utilizzare tutti i piani che sono nell’interesse dell’Italia. Il piano che oggi approviamo ha assoluta priorità. Ci sono prestiti molto vantaggiosi”.

“E’ un giorno storico per l’Europa”, ha commentato il presidente francese, Emmanuel Macron. “L’Europa ha dimostrato di essere in grado di aprire nuovi orizzonti in una situazione cosi’ speciale”, ha dichiarato la cancelliera tedesca Angela Merkel nella conferenza stampa congiunta con il presidente francese.

Firmato l’accordo sul Recovery Fund, cosa succede adesso?

Ieri sera dopo un’altra infinita giornata di bilaterali e rinvii del decisivo incontro a ventisette, Charles Michel ha radunato i capi di Stato e di governo e insieme alla cena ha servito la nuova bozza di accordo, attesa da 48 ore.

La proposta salva i 750 miliardi del Recovery, anche se dei 500 miliardi a fondo perso 110 si trasformano in prestiti su spinta dei “frugali”, che ottengono anche un aumento dei loro rebates, gli sconti ai versamenti al Bilancio comune 2021-2027. L’equilibrio finale del Recovery è dunque di 390 miliardi di sovvenzioni da non rimborsare e 360 miliardi di prestiti.
L’Italia limita i danni e perde 3,8 miliardi di aiuti diretti, con l’asticella a 81,4. Guadagna invece 38 miliardi di prestiti, nella nuova versione pari a 127 miliardi. Sommando le due voci, dei 750 miliardi europei 208 andrebbero al nostro Paese, confermato primo beneficiario del Fondo davanti alla Spagna.

I soldi degli Eurobond inizieranno ad arrivare nel secondo trimestre del 2021, ma all’ultimo i leader hanno deciso che potranno essere usati retroattivamente anche per coprire le misure prese dal febbraio 2020, purché compatibili con gli obiettivi del Recovery.

L’Italia però sarà sorvegliata speciale sull’uso dei finanziamenti. Nella prima proposta di Ursula von der Leyen, sarebbe stata la Commissione europea a decidere sui fondi, lasciando ai governi un ruolo marginale. Soluzione contrastata sin da inizio lavori da Mark Rutte, intenzionato ad avere un diritto di veto per costringere Roma anche alle riforme più impopolari in cambio dei fondi.

La soluzione prevede che quando un governo proporrà il suo Piano nazionale di riforme, precondizione per accedere al Recovery, la Commissione deciderà entro due mesi se promuoverlo in base al tasso di rispetto di politiche verdi, digitali e delle raccomandazioni Ue 2019-2020: per l’Italia riforme di pensioni, lavoro, giustizia, pubblica amministrazione, istruzione e sanità.

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