Alex Zanardi, il pilota che lo travolse: “volevo smettere di correre”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:50

Alex Tagliani è il pilota che nel 2001 travolse a 300 km orari Alex Zanardi che in quel terribile impatto perse le due gambe. «Mi ha aiutato a voltare pagina, è un grande».

In comune hanno lo stesso nome, Alex, e la stessa voglia di non arrendersi mai. Ma la forza del canadese Alex Tagliani è anche il frutto della sensibilità del pilota che tuttora lotta tra la vita e la morte, che gli ha insegnato come superare anche le disgrazie più grandi.

Tagliani si trovò Zanardi davanti sulla pista tedesca di Lausitzring nel 2001: «Dopo quello schianto volevo smettere di correre, l’ho rivisto poco dopo e scherzava sulle protesi» – confessa il pilota canadese al Corriere della Sera.

«Come sta Alex? Che dicono i medici? Provo a seguire tutto da qui, dal Canada, ma in Italia avrete sicuramente informazioni più aggiornate. Spero che ancora una volta riesca a tirarsi fuori dalle sofferenze – continua Tagliani.

“Per me è un uomo speciale, mi ha insegnato molto. Mi ha aiutato tantissimo a superare il peso di quell’incidente con il suo modo di pensare».

Figlio di emigrati, Alex parla benissimo l’italiano e ancora gareggia nel campionato Nascar locale: «Mio papà è di Brescia, mia madre del Garda. Nonno Calogero era innamorato dei motori, costruiva macchine da corsa e go-kart e correva, l’ultima cronoscalata l’ha fatta a 96 anni».

Alex Tagliani e il terribile incidente del 2001

Dopo l’incidente in Germania: “all’inizio non sapevo che cosa fosse successo, avevano portato in ospedale anche me in Germania, erano i giorni subito dopo l’attacco alle Torri Gemelle”.

Mancavano 13 giri e c’era una battaglia fra quattro macchine – racconta al Corriere il pilota canadese – a quell’epoca le Indy avevano 1.000 cavalli. In una pista ovale ad altissime velocità non puoi incollarti a un’altra macchina per le troppe turbolenze aerodinamiche.

“La segui un po’ all’interno o all’esterno, inoltre l’inclinazione della pista ti fa piegare la testa. Non puoi muoverla, non è come in Formula 1. Ho visto con la coda dell’occhio sinistro la vettura di Alex rientrare nel tracciato molto piano, era finita sull’erba dopo aver slittato in uscita dai box. Ho provato a sterzare a sinistra, ma il colpo è stato talmente forte che ho perso conoscenza».

Poi, il risveglio. «Avevo un po’ di dolori alla schiena, ho chiesto che cosa fosse successo ad Alex ed è arrivata sua moglie Daniela a trovarmi in camera. Mi raccontò dei problemi del marito, fu molto gentile. Il brutto per me è arrivato quando sono uscito dall’ospedale».

“Davanti alla tv non sapevo più neanche quale canale avevo messo. Cenavo e quelle immagini non se ne andavano mai. Qualsiasi cosa facessi, dopo cinque minuti, il pensiero tornava. Una sensazione terribile. Volevo smettere di correre».

Poi le parole di Alex Zanardi: “Era a Toronto in pit-lane, nel giugno del 2002. È venuto a trovarmi e abbiamo parlato un po’. Mi ha detto: “Sai qual è il vantaggio delle mie nuove gambe? Sono tre centimetri più alto”.
“Era tranquillo, scherzava e raccontava barzellette. Diceva che si dava da fare per tornare a guidare, parlava di comandi al volante. Lì è cambiato tutto anche per me».