Caso Elena Ceste, il marito Michele scrive dal carcere: le sue parole

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:20

Caso Elena Ceste ha come protagonista il marito Michele, condannato a trent’anni di carcere per omicidio e occultamento di cadavere. Ecco le sue parole.

Caso Elena Ceste
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Michele Buoninconti è questo il nome del marito della Ceste, la donna uccisa il 24 gennaio 2014 alla sola età di trentasette anni, sposati da quindici anni insieme avevano anche quattro figli ma le cose non andavano bene.

Il corpo della donna è stato ritrovato il 18 ottobre nelle campagne di Asti non molto lontano da casa sua, nonostante lui continui a dichiararsi innocente, passando per tre gradi di giudizio sta scontando la pena.

Caso Elena Ceste, le parole del marito Michele dal carcere

Caso Elena Ceste
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Caso Elena Ceste ha come protagonista principale e colpevole vista la condanna il marito Michele Buoninconti che al momento si trova in carcere per scontare la pena dei trent’anni.

Nonostante i tre gradi di giudizio, l’uomo continua a dichiararsi innocente e ciò che fa ancora più inquietudine sono le sue parole affidate a delle lettere al suo avvocato con dichiarazioni importanti.

Chissà quando potrò andare a portare un fiore alla mia adorata Elena. La sogno vestita di bianco. Mi apre le braccia e mi sorride. Ancora non riesco ad accettare ciò che sia accaduta. E’ come una vacanza per me. Ancora non riesco ad accettare ciò che è accaduto” scrive Michele e continua: “Ancora non riesco ad accettare ciò che è accaduto. Perché a Elena? Non poteva stare ancora un altro po’ con i suoi figli che tanto amava? Col dolore nel cuore ti scrivo queste cose: Perché? Perché? Non c’è notte che non le rivolgo le preghiere con la speranza di venirmi in sogno. Spesso riesco a sognarla. Il più delle volte vestita di bianco. All’inizio diceva che non poteva farsi toccare, ora apre le sue braccia e mi bacia, il più delle volte circondati dai nostri figli che sono contenti di averci a casa. Chissà quando finirà questa sofferenza alla quale si aggiunge la disperazione di non essere creduto”.

Parole che ovviamente non hanno convinto i giudici che nel condannarlo hanno espresso il loro parere ammettendo: “La colpevolezza di Buoninconti è l’unica possibile lettura da dare allo svolgimento dei fatti... tempi strettissimi in cui l’imputato commise il delitto e poi occultò il cadavere, compatibilmente con il falso alibi già predisposto, comportarono una serie di azioni ben studiate, così da poter essere eseguite in continuità secondo una cadenza sul filo dei minuti”. Le cause del delitto commesso dall’ex vigile del fuoco, sempre secondo i giudici, sono da ricondursi all’infedeltà’ della coniuge.

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