Dario Musso: l’uomo sottoposto a TSO per aver detto che il Covid non esiste

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:15

Arriva proprio dall’Italia, più precisamente dalla Sicilia, la storia dell’uomo che gridava che il Coronavirus non esiste ed è stato costretto al TSO

Dario Musso: l'uomo sottoposto a TSO per aver detto che il Covid non esiste
Fonte foto: (iene.mediaset.it)

L’attivista politico e fratello dell’avvocato, Lillo Musso candidato perdente alla carica di sindaco, Dario Musso, è stato costretto ad un trattamento nei suoi confronti, chiamato TSO, lo scorso 2 maggio.

È successo a Ravanusa, nella provincia di Agrigento, dove l’uomo è stato sottoposto al Trattamento Sanitario Obbligatorio, perché secondo la sua stessa famiglia, era sceso in strada con un megafono, per urlare che il Coronavirus non esiste.

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Dario Musso nega l’esistenza del Covid: sottoposto a TSO

Una ripresa amatoriale dell’accaduto (Fonte: Instagram)

Di lui si occuperanno Le Iene, in un servizio di questa sera, 26 maggio 2020. Il trentatreenne viene contattato dai giornalisti della stessa trasmissione, e dal reparto psichiatrico dove si trova adesso, afferma: “Sono chiuso nelle mani e nelle braccia, non mi posso muovere. La situazione è indescrivibile“.

Le parole appaiono non molto chiare, difficile capire cosa dica Dario, che per la prima volta dopo tantissimi giorni, sente per la prima volta al telefono il fratello, Lillo. Queste difficoltà sono causate dalla pesante dose di sedativi e medicine, che sono state usate, per “tranquillizzare” Dario.

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Ma cosa era successo in quel maledetto 2 maggio, ormai poco meno di un mese fa ? Dai video amatoriali, girati con un cellulare dal palazzo vicino all’accaduto, sembra che una decina di persone tra infermieri e forze dell’ordine, siano intervenute per sedare Dario e portarlo via. Sul prestampato del TSO, poi reso pubblico, si evince che “L’uomo presentava scompenso psichico e agitazione psicomotoria”. 

Con la forza, Dario veniva dapprima messo giù, contro il suolo, poi bloccato con le gambe all’indietro verso la schiena, era stato sottoposto al trattamento, convalidato dal sindaco Carmelo D’Angelo.

Per almeno tre giorni poi, è stato negato qualunque contatto per il trentatreenne, con la famiglia, e non si parla solo di visite fisiche, ma anche di semplici contatti telefonici. Solo al quarto giorno, il fratello avvocato, ha avuto la possibilità di parlare con lui a telefono.