“Salvini ha ragione ma dobbiamo attaccarlo lo stesso” Le chat dei magistrati

Spuntano le chat dei giudici che volevano condannare Salvini dopo che, da ministro dell’Interno, aveva deciso di chiudere i porti ai migranti.

Per una volta Matteo Salvini passa da carnefice a vittima, di solito succedeva il contrario. E soprattutto quando da ministro dell’Interno aveva deciso di chiudere i porti ai migranti e alle Ong. Una decisione che era culminata in una sorta di quarantena forzata per 131 clandestini bloccati sulla Gregoretti. anche se non era stata la prima nè l’ultima nave alla quale aveva proibito l’attracco ai porti italiani.

Parte della magistratura voleva fargliela pagare

Una parte della magistratura stava lavorando per colpirlo e condannarlo. Da un punto di vista giuridico, il leader della Lega era inattaccabile. Quello che emerge da una chat di WhatsApp che ora è al vaglio degli inquirenti di Perugia, è inquietante se si pensa che a scriversi sono due persone che dovrebbero garantire giustizia a tutti gli italiani.

Ora che ci sono le prove sarà molto più complicato urlare al complotto di hater e bufalari.

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“Non vedo dove Salvini stia sbagliando”

Il contenuto delle chat che ora è al vaglio dell’inchiesta umbra che ha scosso il Consiglio superiore della magistratura – è stato divulgato oggi da Simone Di Meo sulla Verità. La chat più clamorosa vede come protagonisti Paolo Auriemma, capo della Procura di Viterbo (e che però non è indagato), e Luca Palamara, il boss della corrente Unicost, già finito nell’occhio del ciclone per lo scandalo delle nomine al Csm.

«Mi dispiace dover dire che non vedo veramente dove Salvini stia sbagliando», aveva scritto Auriemma nell’agosto 2018 a Palamara nella chat incriminata, quando il ministro dell’Interno era stato sottoposto a bombardamento mediatico per la chiusura dei porti.

“Se lo indaghiamo, siamo indifendibili”

«Illegittimamente si cerca di entrare in Italia e il ministro dell’Interno interviene perché questo non avvenga. E non capisco cosa c’entri la Procura di Agrigento. Questo dal punto di vista tecnico al di là del lato politico. Tienilo per te ma sbaglio?», aveva spiegato Auriemma. E Palamara rispose: «No hai ragione… Ma ora bisogna attaccarlo».

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«Comunque è una cazzata atroce attaccarlo adesso perché tutti la pensano come lui. E tutti pensano che ha fatto benissimo a bloccare i migranti che avrebbero dovuto portare di nuovo da dove erano partiti», aveva proseguito Auriemma. «Indagato per non aver permesso l’ingresso a soggetti invasori. Siamo indifendibili. Indifendibili». Carta canta. Sempre.