<p><strong>A Terracina, due imprenditori agricoli, padre e figlio hanno gettato un bracciante in un canale. Il motivo: chiedeva una mascherina. Indagati per estorsione, rapina e lesioni aggravate</strong></p>
<figure id="attachment_61290" aria-describedby="caption-attachment-61290" style="width: 686px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-large wp-image-61290" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/05/Bracciante-agricolo-1024x682.jpg" alt="campi " width="696" height="464" /><figcaption id="caption-attachment-61290" class="wp-caption-text">Fonte foto: Getty Images</figcaption></figure>
<p>Due <strong>imprenditori agricoli</strong>, padre e figlio hanno <strong>percosso</strong> e <strong>gettato in un canale</strong> un bracciante di origine indiana. Il <strong>motivo dell&#8217;alterco</strong>: il dipendente <strong>ha richiesto mascherine e altri dispositivi di protezione personale</strong> per lavorare in sicurezza.</p>
<p>La Polizia di Stato ha dunque arrestato i due titolari dell&#8217;azienda agricola di Terracina, specializzata nel mercato degli ortaggi. Il padre sottoposto agli <strong>arresti domiciliari</strong>, mentre il figlio è stato sottoposto alla misura cautelare dell&#8217;<strong>obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria</strong>.</p>
<p>Il ragazzo di origine indiana, finito in ospedale, ha riportato ferite alla testa riconducibili ad un corpo contundente, lesioni e fratture.</p>
<p>Le accuse per i due, nell&#8217;ambito dello sfruttamento di lavoratori stranieri, è di<strong> lesioni personali aggravate, rapina ed estorsione</strong>.</p>
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<h2>Terracina, la denuncia del sindacato: gli imprenditori sfruttavano i lavoratori</h2>
<figure id="attachment_61291" aria-describedby="caption-attachment-61291" style="width: 686px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-large wp-image-61291" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/05/Campi-1024x682.jpg" alt="campi" width="696" height="464" /><figcaption id="caption-attachment-61291" class="wp-caption-text">Fonte foto: Getty Images</figcaption></figure>
<p>I <strong>sindacati</strong> denunciano lo <strong>sfruttamento dei braccianti stranieri</strong>. Gli investigatori del Commissariato Distaccato della Polizia di Stato di Terracina hanno appurato che i lavoratori che prestavano servizio presso l&#8217;azienda, lavoravano <strong>12 ore al giorno, 7 giorni su 7 e per 4 euro l&#8217;ora</strong>.</p>
<p>Tutti i braccianti lavoravano in difformità della vigente normativa in materia di sicurezza e sanitaria. E ovviamente senza nessun <a href="https://www.chenews.it/2020/05/18/multa-450-euro-chi-getta-mascherine-guanti-terra-nardo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dispositivo di sicurezza per evitare il contagio da Covid-19</a>.</p>
<p>Roberto Iovino, il segretario confederale Cgil di Roma e del Lazio ha commentato il grave fatto: <em>&#8220;<strong>Terracina e il pontino non sono nuovi a questi episodi</strong>, lo scorso autunno siamo scesi di nuovo in piazza della Libertà a Latina dopo che <strong>un imprenditore agricolo aveva minacciato numerosi lavoratori con un fucile</strong>&#8220;</em>.</p>
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<p>Per Iovino, <em>&#8220;<strong>Serve più legalità e dignità per chi lavora nelle campagne</strong>, per questo la legge sul caporalato deve essere applicata in tutte le sue parti. A partire dalla tutela della denuncia dei lavoratori, a maggior ragione adesso con la regolarizzazione di chi lavora in nero. <strong>Servono più controlli e soprattutto che i lavoratori che denunceranno la loro condizione di irregolarità siano tutelati</strong> e non esposti ai ricatti dei caporali e degli sfruttatori&#8221;.</em></p>