Coronavirus: parrucchieri in rivolta, il 15% non riapriranno

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A causa del prolungamento delle restrizioni a causa del coronavirus diversi parrucchiere non riusciranno a riaprire i battenti. Ecco la tragica situazione 

Coronavirus, parrucchiere
Fonte Pixabay

Le nuove disposizioni sulla fase 2 per il coronavirus ha lasciato in dote diversi malumori. Una delle categorie che ha manifestato maggiormente le proprie perplessità è quella dei parrucchieri, per cui è stato stabilita come data di riapertura il 1 giugno. Gli acconciatori sono furiosi e non sembrano intenzionati ad accettare passivamente la decisione. Si aspettavano di poter riprendere il 4 maggio seguendo le norme di sicurezza.

Per effetto di ciò sono scattate alcune reazioni piuttosto forti come quella dei parrucchieri di Padova che si sono incatenati davanti ai loro negozi e nell’intera penisola è in aumento il lavoro a nero vista la richiesta altissima da parte delle persone, desiderose di sistemare la propria acconciatura. Secondo quanto riportato da Ansa su 105mila imprese almeno il 15% non riuscirà più a riaprire per effetto del lungo lockdown. Un quadro decisamente catastrofico, che in tanti stanno provando a denunciare tramite “disperati” appelli per sensibilizzare le istituzioni.

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Coronavirus, lo sfogo dei parrucchieri

Barbiere
Fonte Pixabay

Elia Piatto titolare si una salone di oltre 100 mq a Torino ha dichiarato esplicitamente che il Governo non è ben informato sulla categoria. Ormai da un ventennio questo genere di attività sono alle prese con sistemi per garantire la massime igiene ai propri clienti. Pettini, spazzole e forbici vengono rigorosamente disinfettati, mentre per cercare di riaprire in questa fase erano state già acquistate mascherine per il personale i clienti, occhiali protettivi, guanti e camici.

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Piatto ha anche posto l’accento sulle disinfezioni, sul distanziamento delle postazioni e sulla possibile riorganizzazione dei turni e degli appuntamenti. Insomma, i parrucchieri erano già pronti a riaprire nel pieno rispetto delle regole, ma la conferenza di Conte li ha di fatto gelati. Ci si auspicava un’apertura scaglionata dal 4 maggio in base alla diversa diffusione del coronavirus ed invece secondo il parere dell’acconciatore piemontese si sta “ghettizzando la categoria”. Insomma, quella dei parrucchieri è solo una delle tante voci che gridano aiuto in una fase complicata, che rischia seriamente di ridisegnare la mappa delle attività commerciali del Bel Paese.