Cassa Integrazione in deroga durante il coronavirus: come funziona

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:30

Per far fronte all’emergenza Covid-19 molti datori di lavoro hanno dovuto far ricorso alla Cassa Integrazione in deroga. Di cosa si tratta nello specifico? Quali sono i benefici per i lavoratori?

Cassa Integrazione in deroga
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Il tam tam di informazioni sugli strumenti di sostegno per lavoratori, sta generando una gran confusione negli ultimi giorni. In tanti stanno faticando a comprendere quale sussidio possono effettivamente richiedere.

Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti che per effetto del coronavirus hanno avuto un interruzione o una riduzione del proprio lavoro, la Cassa Integrazione è il metodo di guadagno su cui fare affidamento. Esistono tre tipologie di istituti in tal senso: la Cassa Integrazione Ordinaria, Fondo di Integrazione salariale e la Cassa Integrazione in deroga. Vediamo nel dettaglio come funziona quest’ultima.

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Cassa Integrazione in deroga, a chi spetta e come richiederla

Lavoro
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Andando per gradi, è bene partire con lo specificare chi può richiedere la Cassa Integrazione in deroga (CIGD). Riguarda le imprese che non possono richiedere le altre due forme di Cassa Integrazione. Si rivolge in particolar modo alle aziende che impiegano non più di 5 lavoratori subordinati. Dunque, le imprese che rientrano in questo parametro possono avanzare la domanda (anche quelle agricole e di pesca), mentre sono esclusi i collaboratori domestici.

Nel caso i dipendenti siano almeno sei, è necessario un accordo sindacale per poter ottenere la CIGD, che per forza di cose adesso dovrà essere raggiunto per via telematica. Al pari di quanto avviene per la CIGO, i dipendenti possono avvalersi di questo sussidio per una durata massima di nove settimane. In questo lasso di tempo l’INPS accredita regolarmente i contributi, quindi nonostante la situazione anomala, il lavoratore prosegue il suo percorso verso l’anzianità contributiva.

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Passando alla pratica, si ha diritto all’80% dello stipendio percepito per le normali ore di lavoro. La restante parte è coperta dal contributo statale, anche in questo caso all’80%. Facendo un esempio pratico, chi guadagna 1200 euro e si vede ridurre l’orario di lavoro del 40%, percepirà 720 euro dal suo datore e 384 di Cassa Integrazione in deroga. Normalmente il “capo” anticipa anche quest’ultima somma in busta per poi chiedere il rimborso all’INPS. Per via dell’emergenza è previsto che le ore di integrazione vengano pagate direttamente ai lavoratori previa la compilazione e l’invio del modello INPS SR41.