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“Nel nome del Padre”, storia di riscatto nella terra di Gomorra

<figure id&equals;"attachment&lowbar;13000" aria-describedby&equals;"caption-attachment-13000" style&equals;"width&colon; 1190px" class&equals;"wp-caption aligncenter"><img class&equals;"wp-image-13000" src&equals;"https&colon;&sol;&sol;www&period;chenews&period;it&sol;wp-content&sol;uploads&sol;2019&sol;05&sol;gabri-300x200&period;jpg" alt&equals;"" width&equals;"1200" height&equals;"800" &sol;><figcaption id&equals;"caption-attachment-13000" class&equals;"wp-caption-text">Il cast alla prima al Cinema Teatro Barone<&sol;figcaption><&sol;figure>&NewLine;<p><strong>E&&num;8217&semi; nei cinema &&num;8220&semi;Nel nome del Padre&&num;8221&semi;&comma; esordio di Gabri Gargiulo&comma; una storia di redenzione e riabilitazione che si candida ad essere l&&num;8217&semi;anti-Gomorra<&sol;strong><&sol;p>&NewLine;<p>In questi giorni i cinema di tutto il mondo sono invasi dal capitolo finale della saga degli <strong>Avangers<&sol;strong>&colon; in una sola volta sono riuniti tutti i supereroi targati Marvel per l’ultimo epico scontro&period; Domenica scorsa&comma; invece&comma; al Cinema Teatro Barone&comma; a Melito&comma; comune dell’hinterland partenopeo&comma; c’è stata la premiere di &OpenCurlyDoubleQuote;<strong>Nel nome del padre<&sol;strong>”&comma; un piccolo gioiello del cinema d’autore italiano che ha entusiasmato gli spettatori che hanno affollato la sala del Cinema Teatro Barone&period;  Opera prima del giovane regista partenopeo Gabri Gargiulo&comma; patrocinato dal Ministero della Giustizia e co- prodotto con Vincenzo Ferraro e patrocinato dal Comune di Napoli e da quelli dell&&num;8217&semi;hinterland tra Giuliano&comma; Melito&comma; Villaricca&comma; Marano&comma; Somma Vesuviana e Monte di Procida oltre che dalla Curia di Napoli&comma; il film narra il <strong>percorso di rinascita<&sol;strong> di Diego&comma; interpretato da Giovanni Ferraro&comma; che&comma; dopo un veloce apprendistato&comma; scala le gerarchie all’interno di un clan camorristico finché non si pente ed intraprende un percorso di affrancamento dal sodalizio criminale&comma; supportato ed aiutato in ciò da un illuminato imprenditore&comma; Giuseppe Trinchillo&comma; impersonato dallo stesso Trinchillo&comma; che gli offre un lavoro quando è ancora recluso in carcere&period; Una moderna favola di redenzione&comma; dunque&comma; la cui veste formale&comma; però&comma; recependo la lezione di Vygotskij per il quale &OpenCurlyDoubleQuote;<strong>la forma confuta il contenuto<&sol;strong>”&comma; non ha nulla di manierato ed edulcorato&colon; le immagini&comma; infatti&comma; restituiscono tutta la vivida crudezza di un territorio violentato&comma; vilipeso ed inquinato dalla mala pianta della camorra&comma; degne delle migliori pagine del neorealismo&period; Una suggestione confermata dalla scelta di attori non professionisti accanto a nomi importanti del panorama cinematografico partenopeo e non solo&period; Tra tutti spicca quello di <strong>Walter Lippa<&sol;strong>&comma; noto per aver prestato il volto a &OpenCurlyDoubleQuote;Carlucciello” nella prima stagione di Gomorra-La serie&comma; che qui conferma in pieno il proprio talento attoriale con un’interpretazione magistrale&comma; senza sbavature o sovratoni&semi; senza&comma; dunque&comma;  cadere nell’oleografia alla &OpenCurlyDoubleQuote;Gomorra” ma mostrando una recitazione essenziale&comma; in perfetta sintonia con la scrittura di un film che parla allo spettatore soprattutto attraverso le immagini dominate da atmosfere plumbee&comma; asfittiche&comma; con un nero quasi soffocante&comma; metafora dell’assenza di speranza in un futuro diverso per chi nasce dalla parte sbagliata della barricata&comma; rischiarato solo dal luminoso esempio di chi concretamente si oppone alla tracotanza camorristica&period;<&sol;p>&NewLine;<h2>&&num;8220&semi;Nel nome del Padre&&num;8221&semi;&comma; storia di riscatto e redenzione&colon; il confronto con Avengers e Gomorra<&sol;h2>&NewLine;<p>Gomorra&comma; Avangers&comma; quindi&comma; riferimenti non casuali&colon; in fin dei conti il film &OpenCurlyDoubleQuote;Nel nome del Padre”&comma; per merito della solida sceneggiatura affidata al sicuro mestiere di Barbara Romano&comma; sembra intavolare un <strong>dialogo ideale<&sol;strong> con quelle narrazioni alla &OpenCurlyDoubleQuote;Gomorra” che circoscrivono il destino dei figli delle periferie dimenticate da uno Stato latitante in un orizzonte fatto solo di delinquenza&comma; carcere e morte&period; Ma è soprattutto nel confronto con la megaproduzione hollywoodiana che l’opera prima di Gargiulo si fa apprezzare&period; <strong>Bertolt Brecht<&sol;strong> compiangeva quei Paesi che hanno bisogno di eroi ed il motivo ce lo fornisce <strong>Luigi Pirandello<&sol;strong> &colon;  &OpenCurlyDoubleQuote;E’meglio essere galantuomini che eroi perché si è eroi una volta sola&comma; galantuomini tutta la vita”&semi; ed in effetti&comma; i supereroi sono sempre giovani non perché immortali ma in quanto la stagione dell’eroismo dura l’<strong>espace d’un matin<&sol;strong>&period; Di conseguenza&comma; questo sembra suggerirci l’esordiente Gabri Gargiulo&comma; i veri eroi sono i tanti Diego che&comma; seppur con cadute e ricadute&comma; si mantengono nello <strong>stretto sentiero della legalità<&sol;strong>&comma; non cedendo alle lusinghe del denaro facile su cui fanno leva le organizzazioni criminali per rimpinguare le fila delle loro manovalanze&comma;  e  gli imprenditori alla Trinchillo che&comma; in ossequio al dettato dell’art&period; 42 della Costituzione&comma; indirizzano la loro attività d’impresa non alla ricerca del profitto ma avvertono la responsabilità di dover concorrere al progresso civile ed al <strong>benessere dell’intera collettività<&sol;strong>&period; Negli anni ’90 ci fu una levata di scudi&comma; capeggiata da <strong>Federico Fellini<&sol;strong>&comma; del mondo del cinema che&comma; al grido di &OpenCurlyDoubleQuote;<strong>un’emozione<&sol;strong> <strong>non s’interrompe<&sol;strong>”&comma; protestava contro le interruzioni pubblicitarie durante la messa in onda dei film in televisione&period; Ebbene lo spettatore potrà prolungare quelle intense emozioni che gli avrà lasciato la visione de &OpenCurlyDoubleQuote;Nel nome del Padre” leggendo il saggio di <strong>Valentina<&sol;strong> <strong>Soria<&sol;strong>&comma; &OpenCurlyDoubleQuote;La leadership nella Pubblica Amministrazione&period; Viaggio nel penitenziario di Lauro quale laboratorio di creatività e sperimentazione”&comma; incentrato proprio sulla riabilitazione dei detenuti attraverso il lavoro&semi; così aderente alla filosofia di fondo del film di Gargiulo da esserne una sorta di &OpenCurlyDoubleQuote;negativo” impressionato sulle pagine di un libro&period; Anzi&comma; il saggio della Soria sta al film &OpenCurlyDoubleQuote;Nel nome del Padre” come i libretti di Giacosa ed Illica ai melodrammi di Puccini&colon; si può godere dell’uno indipendentemente dall’altro ma insieme il <strong>piacere estetico<&sol;strong> <strong>ed intellettivo<&sol;strong> raggiunge l’acme&excl;<&sol;p>&NewLine;<p>&nbsp&semi;<&sol;p>&NewLine;

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Luigi P.