Delitto di Cogne, libera Annamria Franzoni: uscita in anticipo per buona condotta

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:21
Annamaria Franzoni, che nel Febbraio del 2002 venne accusata di aver ucciso il figlio Samuele Lorenzi, ora è una donna libera. A stabilirlo, il tribunale di Bologna
Annamaria Franzoni

Annamaria Franzoni, che nel Febbraio del 2002 venne accusata di aver ucciso il figlio Samuele Lorenzi, ora è una donna libera. A stabilirlo, il tribunale di Bologna

Annamaria Franzoni è libera. La donna nel 2002 uccise il piccolo Samuele Lorenzi, il figlio.  A stabilire la sua libertà è stato il tribunale di Bologna che ha consentito alla Franzoni di uscire con 3 mesi di anticipo rispetto al termine prefissato grazie alla buona condotta. Annamaria Franzoni era stata condannata a 16 anni dalla Corte di Cassazione e subito trasferita al carcere di Bologna. Dal 2014 era agli arresti domiciliari. “Il raggiungimento del fine pena – spiega all’Adnkronos il legale di Annamaria Franzoni, Paola Savio – non deve suscitare stupore. Si tratta di un calcolo matematico frutto di aver usufruito dei benefici penitenziari di legge che prevedono 45 giorni di sconto di pena ogni semestre di detenzione patito”. Dal giugno 2014 a oggi è stata in detenzione familiare a Ripoli Santa Cristina, il paese bolognese in cui è nata e cresciuta. I 16 anni della condanna, infatti, si sono ridotti nemmeno a 11 a seguito dei 3 anni di indulto e ai mesi di liberazione anticipata.

Delitto Cogne, la morte di Samuele e l’accusa di omicidio colposo

Era stata condannata in via definitiva la sera del 21 maggio 2008. La donna uccise il figlio Samuele Lorenzi. L’arma che usò per assassinare il figlio non si sa ancora ma si pensa ad un arnese da giardinaggio. La donna venne accusata di omicidio colposo. Nei suoi giorni bui le è stata accanto il marito. Annamaria Franzoni si è sempre dichiarata innocente, adesso, l’unica cosa che vuole è dimenticare tutto.  Don Giovanni Nicolini, sacerdote bolognese che accolse Anna Maria Franzoni a lavorare in una cooperativa sociale quando fu ammessa al lavoro esterno dal carcere dichiara che “Quando c’è un rapporto forte e affettuoso con la famiglia di origine, la persona si reinserisce. È questo che fa la differenza”.