<figure id="attachment_630" aria-describedby="caption-attachment-630" style="width: 1014px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-630" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2018/12/GettyImages-1067885388.jpg" alt="" width="1024" height="731" /><figcaption id="caption-attachment-630" class="wp-caption-text">Saad Sherida Al-Kaabi (Getty Images)</figcaption></figure>
<p><strong>Il Qatar annuncia a sorpresa la decisione di uscire dall&#8217;Opec per concentrare gli investimenti sull&#8217;industria del gas. Alla base dissidi crescenti con gli altri produttori di petrolio </strong></p>
<p>La notizia è destinata ad avere riflessi non solo economici ma anche e soprattutto geopolitici. Per aggirare l&#8217;embargo cui è sottoposto dai paesi del Golfo Persico e dell&#8217;Arabia Saudita, a decorrere dal 1° gennaio del 2019 il <strong>Qatar</strong> ha annunciato l&#8217;uscita dall&#8217;<strong>Opec</strong>, l&#8217;organizzazione che riunisce i maggiori produttori di petrolio del mondo e da sempre egemonizzata dalle cosiddette monarchie del Golfo dove sono stoccate le maggiori riserve dell&#8217;oro nero. Una decisione arrivata a sorpresa, giusto tre giorni prima del summit dell&#8217;<strong>Opec</strong> che dovrà decidere, insieme alla Russia ed agli altri alleati, un ulteriore taglio della produzione giornaliera di barili dopo che il prezzo del greggio è crollato di un terzo nel giro di un mese.</p>
<p>Come puntualizza <strong>il Ministro qatariota dell&#8217;Energia Saad Al Kaabi,</strong> tale svolta è motivata dalla volontà di reindirizzare gli investimenti sull&#8217;industria del<strong> gas</strong> implementandone la produzione da 77 a 100 milioni di tonnellate all&#8217;anno. Un target che riposizionerà il Qatar tra i maggiori produttori di gas naturale del mondo, il più pulito tra i combustibili di origine fossile.</p>
<h2>Qatar fuori dall&#8217;Opec, è l&#8217;inizio di una nuova guerra del petrolio?</h2>
<p>Eppure, nonostante nel comunicato ufficiale non si faccia cenno alle tensioni con gli altri Paesi del Golfo Persico, è evidente quanto questa mossa strategica della monarchia qatariota rifletta i rapporti non idilliaci con gli altri produttori petroliferi, in particolare con l&#8217;Arabia Saudita, principale partner degli Usa nella scacchiere mediorientale e per questo costretta in certo qual modo ad assecondare le richieste del potente alleato statunitense. Non a caso nella spinoso <strong>affaire &#8220;Khashoggi&#8221;</strong>, il dissidente saudita ammazzato nel consolato dell&#8217;Arabia Saudita di Istanbul, al di là delle dichiarazioni ufficiali di condanna del misfatto, proprio gli Usa si sono mostrati i più scettici sull&#8217;ipotesi di un coinvolgimento del principe ereditario<strong> Mohammad bin Salman Al Sa&#8217;ud</strong> nell&#8217;organizzazione della trappola mortale ai danni di<strong> Khashoggi</strong>. La partita, ovviamente, è tutta economica, a<strong> Donald</strong> <strong>Trump,</strong> arrivato alla <strong>Casa Bianca</strong> anche grazie ai voti della lobby petrolifera, interessa che si tagli ulteriormente la produzione petrolifera per aumentare il prezzo del greggio.</p>
<p>Infatti solo con un prezzo al di sopra dei 50 dollari lo <strong>shale oil</strong>, il petrolio ricavato dalla fratturazione idraulica delle rocce di scisto che in quest&#8217;ultimi anni ha garantito agli Usa l&#8217;autosufficienza energetica, riesce ad essere competitivo sul mercato. Ecco perché sicuramente non tarderà la risposta dell&#8217;<strong>Opec</strong> e soprattutto quella degli <strong>Usa</strong>. Il prologo, forse, dell&#8217;ennesima <strong>guerra del petrolio.<br />
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