L’acqua intermedia antartica sta diventando più salata e più densa, invertendo una tendenza che durava da decenni. Il cambiamento emerge da uno studio pubblicato il 28 ottobre su Nature Climate Change: al centro c’è un legame poco intuitivo tra la diminuzione del ghiaccio marino e ciò che accade centinaia di metri sotto la superficie.
Il nome tecnico è Antarctic Intermediate Water, abbreviato AAIW. Si forma nell’Oceano Australe e si diffonde verso nord nell’Atlantico, nell’Indiano e nel Pacifico. È acqua marina relativamente poco salata: non un serbatoio di acqua dolce. Le sue caratteristiche contribuiscono alla disposizione degli strati oceanici e al trasporto di calore, ossigeno e carbonio.
I ricercatori dell’Indian Institute of Science, dell’Università di Melbourne e dell’Università di Southampton hanno esaminato misure oceaniche, dati satellitari e atmosferici. Tra gli strumenti utilizzati ci sono i galleggianti robotici della rete Argo, che rilevano le condizioni sotto la superficie.
Dal 1995 al 2015 questa massa d’acqua era diventata progressivamente meno salata. Nel periodo 2016–2024 la tendenza si è rovesciata: l’acqua intermedia antartica è risultata più salata, più densa e più profonda, come spiega il comunicato dell’Università di Melbourne.
Il passaggio decisivo riguarda il ciclo stagionale del ghiaccio marino. In inverno il mare ghiaccia; nella stagione più calda parte del ghiaccio fonde e rilascia acqua dolce, contribuendo ad alimentare le acque relativamente poco salate che entrano nel sistema.
Con la forte riduzione della copertura di ghiaccio è diminuito anche questo apporto stagionale. A esso si accompagna una maggiore risalita di acqua profonda, più calda e salata. Secondo la ricostruzione dell’Indian Institute of Science, il nuovo equilibrio rende più salata e densa l’acqua che contribuisce alla formazione dell’AAIW.
La variazione delle proprietà dell’acqua è il risultato documentato. Le conseguenze sulla capacità degli oceani di trattenere carbonio, sulla distribuzione del calore e sulla circolazione richiedono invece ulteriori valutazioni: entità e tempi degli effetti restano incerti.
Non significa che le correnti di tutti gli oceani abbiano improvvisamente cambiato direzione. A invertirsi è stata la tendenza di salinità e densità di una specifica massa d’acqua. Lo studio di Mishra, Gayen e Naveira Garabato indica perché osservare il mare sotto il ghiaccio sia essenziale per capire cambiamenti che possono propagarsi molto lontano dall’Antartide.