Voyager 1 si avvicina a una distanza che rende concreta l’immensità dello spazio: un giorno-luce dalla Terra. Secondo la previsione della NASA, la raggiungerà il 18 novembre 2026. A quel punto un comando radio impiegherà circa 24 ore per arrivare alla sonda; il segnale di risposta ne richiederà altrettante. Quasi due giorni soltanto per il viaggio di andata e ritorno delle comunicazioni.
Il nome può trarre in inganno: un giorno-luce è una misura di distanza. Indica lo spazio percorso dalla luce nel vuoto in 24 ore, pari a circa 25,9 miliardi di chilometri. Le onde radio viaggiano alla stessa velocità: il ritardo dipende quindi dalla distanza, anche se il messaggio è brevissimo.
Per confronto, la luce del Sole arriva fino a noi in circa otto minuti e venti secondi. Il calendario del traguardo pubblicato dalla NASA aiuta a capire la differenza di scala. Il 18 novembre è ancora una data futura: oggi Voyager 1 sta avvicinandosi a quella soglia.
La sonda partì il 5 settembre 1977 per esplorare Giove e Saturno. Dopo gli incontri planetari ha proseguito il viaggio e nell’agosto 2012 è entrata nello spazio interstellare, oltre l’eliopausa, il confine della bolla di particelle e campi magnetici generata dal Sole.
Come ricorda la scheda della missione, nessun altro veicolo costruito dall’uomo è arrivato così lontano. Il nuovo riferimento misura il suo allontanamento dalla Terra: non coincide con l’ingresso nello spazio interstellare, avvenuto quattordici anni fa.
Con il tempo l’energia disponibile a bordo diminuisce. Nell’aggiornamento del 29 ottobre, la NASA descrive un intervento completato a settembre: tre dispositivi sono stati spenti e sostituiti nelle loro funzioni da alternative a minore consumo. L’operazione, soprannominata “Big Bang”, permette di prolungare il lavoro degli strumenti scientifici rimasti attivi.
Lo stesso aggiornamento riferisce che il contatto radio, mancato in due tentativi il 18 e il 19 ottobre, è tornato il 20 ottobre. La causa era ancora in esame: una commutazione automatica ai propulsori di riserva era tra gli elementi individuati dai tecnici.
Al passaggio di un giorno-luce non scatterà alcuna trasformazione della sonda o dell’ambiente circostante. Sarà però un riferimento impressionante: una macchina partita nel 1977 sarà tanto lontana che persino la luce avrà bisogno di un’intera giornata per raggiungerla.