Un braccio robotico mosso dalle alghe riesce ad afferrare piccoli oggetti sott’acqua grazie alla luce. Sembra un’idea da fantascienza, ma il risultato arriva da un laboratorio della TU Delft, nei Paesi Bassi. Il dispositivo è una striscia morbida lunga circa due centimetri e spessa un millimetro: le sue capacità sono state mostrate con un anello di gomma e una piccola sfera metallica.
La notizia, ripresa da ANSA il 27 ottobre, riguarda una ricerca pubblicata il 22 ottobre su Nature Communications. Il gruppo di Marie-Eve Aubin-Tam, con Fan Jiang come primo autore, studia materiali capaci di trasformare l’attività delle cellule viventi in movimento.
Il segreto è nell’incontro tra microalghe e due strati di idrogel, un materiale ricco d’acqua. La specie utilizzata è Chlamydomonas reinhardtii. Quando riceve luce, la sua attività biologica modifica localmente il pH nel materiale. Uno strato cambia volume più dell’altro e la striscia si incurva.
Al buio, invece, la respirazione delle alghe rilascia anidride carbonica e favorisce il processo opposto. Cambiando l’illuminazione, i ricercatori possono quindi controllare la direzione della deformazione. La luce diventa così un comando che passa attraverso il metabolismo delle cellule.
C’è un dettaglio essenziale per capire l’esperimento: iniziare a muoversi non significa completare subito una presa. Lo studio originale riporta una risposta iniziale di 10–20 secondi, mentre le deformazioni ampie richiedono tempi molto più lunghi, fino a 18 ore. Il funzionamento è stato verificato per dieci cicli consecutivi.
Anche i filmati dimostrativi diffusi dalla TU Delft sono accelerati: quelli delle prese vengono mostrati a una velocità 1.800 volte superiore a quella reale. Le immagini spettacolari vanno dunque lette tenendo presente il tempo effettivo dell’operazione.
Il risultato è per ora una dimostrazione di laboratorio. L’università indica possibili sviluppi nella robotica soffice e in dispositivi agricoli o schermature che cambino orientamento con la luce. Sono prospettive di ricerca, non prodotti già pronti.
La curiosità sta soprattutto nel principio: organismi minuscoli possono fornire a un materiale artificiale sia una fonte di energia sia una risposta all’ambiente. La distanza fra questa prova e una macchina utile resta da colmare, ma il collegamento fra biologia e movimento è già osservabile.