Netflix, Black Mirror 6 fa venire voglia di disdire l’abbonamento: così scava nelle tue paure

Black Mirror 6 torna con una serie di episodi ancora più distopici rispetto alle precedenti stagioni, ma è il primo a sconvolgere gli abbonati.

Qual è la linea tra realtà e finzione? Quanto in là ci siamo spinti tra deepfake, intelligenze artificiali e realtà aumentata? Sono solo alcuni degli inquietanti quesiti su cui si poggia il primo episodio della sesta stagione di Black Mirror.

Netflix black mirror
Netflix, Black Mirror sconvolge gli abbonati

“Termini e condizioni”, chi può dire di aver davvero letto i contratti presentati prima dell’iscrizione a un servizio o a un social?

Il documento che disciplina il rapporto contrattuale tra l’utente e il titolare del servizio (o dell’app) viene il più delle volte accettato senza pensarci due volte. Ma costa stiamo accentando e sopratutto quali diritti stiamo cedendo non è qualcosa da prendere sottogamba.

Lo spiega con cruda lucidità il primo episodio della sesta stagione di Black Mirror, Joan è terribile. Joan, interpretata magistralmente da Annie Murphy, vede rappresentata la sua vita su un fittizio servizio streaming, Streamberry.

Si tratta di un servizio molto simile a Netflix, che ha deciso di fare un passo avanti nella sua produzione. La prima vittima di questo prodotto è Joan, una donna come tante, impegnata in una relazione che non la soddisfa a pieno e in un lavoro che la vede invischiata in un ruolo che non le appartiene.

Netflix, Joan è terribile: c’è ancora confine tra realtà e finzione?

Alla fine di una giornata come tante altre Joan si siede sul suo divano insieme al fidanzo e scorrendo tra i vari prodotti disponibili resta catturata da Joan è terribile. La copertina della serie rappresenta Salma Hayek vestita e pettinata esattamente come Joan.

Già dai primi secondo dall’inizio della puntata è chiaro che il nuovo show di Streamberry rappresenta in tutto e per tutto la giornata appena vissuta da Joan. I contenuti infatti vengono generati quasi in tempo reale grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. 

Gli attori visibili sullo schermo non sono altro dei deepfake e l’intero prodotto è registrato grazie l’utilizzo della CGI. Joan non può che restare turbata dalla visione della sua vita sul piccolo schermo, visibile non solo a lei ma a tutti gli abbonati del servizio streaming.

In poco tempo la vita di Joan va a rotoli, tanto da far tentare alla donna un ultimo disperato tentativo. Attirando così l’ira di Salma Hayek, dando modo poi agli spettatori di aggiungere un tassello all’inquietante storia.

Come abbiamo detto la Hayek non recita veramente in Joan è terribile, l’attrice ha infatti rilasciato i suoi diritti di immagine al noto servizio streaming. Streamberry servendosi dell’IA e della CGI non fa altro che sovrapporre il volto di attori famosi agli attori riprodotti con la realtà aumentata.

Black Mirror, non si è mai troppo consapevoli

Le due donne tentano in tutti i modi di fermare la messa in onda della serie, l’attrice perché non vorrebbe essere associata a determinate immagini, Joan, perché vorrebbe riprendere il controllo della sua vita.

Tuttavia, la via legale non è in questo caso percorribile. Gli avvocati di entrambe hanno messo in chiaro che non c’è niente che le due possano – legalmente – fare per fermare la messa in onda della serie.

Entrambe le donne hanno accettato i Termini e condizioni senza preoccuparsi di leggere attentamente ogni paragrafo del documento. I documenti firmati dalle due danno pieno diritto a Streamberry di utilizzare il volto della Hayek e di servirsi della vita di Joan per creare contenuti.

Joan potrebbe essere chiunque

Black Mirror torna dunque con il botto con questo primo episodio culminato in un finale del tutto inaspettato, ma quello che resta è la sensazione di star perdendo qualcosa. Cosa abbiamo accettato iscrivendoci a Netflix, Facebook, Twitter e qualsivoglia app o servizio di cui fruiamo ogni giorno?

La verità è che Joan potrebbe essere chiunque, ed è proprio questa la forza dell’episodio. Neanche per un secondo lo spettatore ha la sensazione di star guardando qualcosa di inverosimile.

In questo preciso momento una qualsivoglia società potrebbe utilizzare le foto diffuse online, i video, le ricerche e qualsivoglia dato personale a proprio piacimento.

In passato si è discusso sull’uncanney valley, ovvero a paura di trovarsi davanti a un robot perfettamente antropomorfo ma con comportamenti dissimili a quelli dell’essere umano. Oggi l’attenzione viene posta sui paletti che bisognerebbe mettere all’intelligenza artificiale, alla CGI e alla realtà aumentata.

 

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