Reddito di emergenza: l’Inps è latitante, famiglie sull’orlo di una crisi di nervi

Cosa succede se l’Inps promette il pagamento del Reddito di Emergenza alle famiglie italiane e poi non mantiene i suoi impegni? Scopriamo insieme cosa sta accadendo.

Inps
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Il Rem, Reddito di Emergenza, sarebbe dovuto essere l’ennesima dimostrazione dell’affidabilità di un Paese civile “responsabile” delle necessità dei suoi cittadini in frangenti difficili. Penso avrete immaginato perché ne parliamo tristemente come di un ennesimo fallimento. Se non è così poco ci manca.

La crisi economica, acuita come con un colpo secco di ghigliottina, dalla recente pandemia, ha messo decisamente in ginocchio una buona media della famiglie italiane. Numerosi comuni, piccoli e grandi, da Nord a Sud, si ritrovano a far fronte con la triste realtà di un desolante esercito di “nuovi poveri”. Una situazione pericolosa, a prova di bomba, portata all’acme dell’esasperazione dai recenti rincari di benzina, luce e gas. Non ce le meritavamo proprio, direbbe qualcuno! E non avrebbe torto.

Come se non bastasse, a tutto questo aggiungiamo la macchinosa burocrazia del pagamento di indennizzi, promessi ma concretamente non arrivati a destinazione. Almeno non nella puntualità che ci si attendeva.

Reddito di emergenza: da sospiro di sollievo e luce in fondo al tunnel a buio pesto. Che succede?

Stiamo parlando dell’ormai celebre REM, nome che si riferisce al Reddito di Emergenza. Cosa sta succedendo esattamente con gli assegni da erogare alle famiglie in difficoltà che ne hanno diritto e che ne hanno fatto richiesta?

Il reddito di emergenza è nato per venire incontro alle difficoltà delle famiglie colpite dagli effetti economici della pandemia da Covid-19 e comprendeva quattro mensilità.

La prima fase del Rem era prevista solo con il lockdown che ha coinvolto tutta l’Italia dall’8 marzo fino al 9 maggio 2022. Quindi ci riferiamo a due mesi di blocco delle attività lavorative e della mobilità generale.

Poi una seconda fase, a causa della disposizione delle zone rosse durante l’inverno 2020, conseguenti le due ondate Covid che si sono susseguite tra un mese e l’altro.

Anche fuori dalle ondate, il governo Draghi ha voluto imitare il precedente Governo Conte Bis, riconfermando per il mese di marzo, aprile e maggio 2021 una tranche del reddito di emergenza.

È stata confermata successivamente una seconda proroga, col Decreto Sostegni bis del 25 maggio, che consiste nell’erogazione del Rem per i mesi di giugno, luglio, agosto e settembre.

In questo momento Inps non risponde alle richieste dei cittadini italiani.

INPS ancora una volta si fa attendere e non fornisce informazioni precise ed affidabili sulle misure che è chiamata ad erogare nel mese di novembre.

Gli utenti sono su tutte le furie. Stiamo parlando della quarta rete che sarebbe dovuta arrivare a settembre e che solo qualche giorno fa era stata promessa per l’inizio di questo mese. A quanto però si trattava dell’ennesima “promessa da marinaio”.

Reddito di emergenza: quali erano i criteri per ottenerlo

La domanda del Rem è basata sulla Dichiarazione sostitutiva unica ai fini Isee. La somma erogata è calcolata in base al numero di componenti del nucleo familiare alla presenza di minorenni e persone con disabilità.

Le domande sono ovviamente scadute ma era necessario avere un reddito familiare alla data di aprile 2021 inferiore al limite fissato dall’articolo 82, comma 5, del decreto-legge numero 34 del 2020, ovvero all’ammontare del REM.

Inoltre, anche per quanto riguarda il patrimonio mobiliare, questo dovrà risultare essere inferiore alla soglia di 10 mila euro, in riferimento all’anno precedente.

Questo limite risulta essere aumentato di altri 5.000 euro all’interno del nucleo familiare, fino ad un massimo di 20 mila euro. Infine, al momento della domanda era necessario che i cittadini risultino essere residenti entro i confini del territorio nazionale ed avere un ISEE inferiore ai 15.000 euro.

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Le promesse da marinaio dell’Inps

Per ora c’è da registrare l’ennesimo salto nel vuoto da parte dell’Inps. Solo che a cadere e farsi male sono i cittadini italiani, come sempre. Numerose famiglie che attendono tali sussidi sono rimaste con l’amaro in bocca per quanto promesso da INPS pochissimi giorni fa e per l’atteggiamento che l’istituto di pagamento continua ad avere: risposte precise con promesse di pagamento, seguite da periodi di silenzio quando tali promesse vengono disattese.

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