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<p><strong>Le Poste sono state vittime di una truffa che ha portato via ben 5 milioni di euro. Una frode innescata da una lettera in particolare. Ecco cosa è accaduto e a cosa stare attenti.</strong></p>
<p>Gli <strong>hacker</strong> nel corso del tempo hanno sempre più modellato le loro tecniche. I truffatori non colpiscono solo persone comuni ma anche importanti enti. Proprio come in questo caso dove qualcuno ha sottratto una cifra altissima alle <strong>Poste</strong>. E lo ha fatto in un modo davvero molto sottile.</p>
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<figure id="attachment_191903" aria-describedby="caption-attachment-191903" style="width: 1270px" class="wp-caption alignnone"><img class="wp-image-191903 size-full" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2022/11/Truffa-Posta.jpg" alt="Truffa Posta" width="1280" height="750" /><figcaption id="caption-attachment-191903" class="wp-caption-text">Fonte foto: Canva</figcaption></figure>
<p>Sono tantissime le tecniche che i truffatori mettono in campo. Stare al passo non è sempre facile e possono capitare di dare vita a qualcosa di davvero inaspettato. In questa occasione, le Poste Italiane sono state coinvolte in una tecnica chiamata &#8220;<strong>attacco Bec</strong>&#8220;, Business email compromise. Cosa che ha portato al pagamento di 5 milioni di euro che dovevano essere destinati a <strong>Microsoft</strong>.</p>
<p>Come detto in precedenza, sono ormai tantissime le frodi a cui dobbiamo stare attenti. In queste settimane sta circolando <span style="color: #ff0000;"><strong><a style="color: #ff0000;" href="https://www.chenews.it/2022/11/11/citazione-tribunale-truffa/" target="_blank" rel="noopener">una e-mail che annuncia una citazione in giudizio</a></strong></span>. Insomma, già da questo possiamo capire come le tecniche sono varie. Ritornando al caso delle Poste, la frode risale al 2017 ma ancora oggi, a distanza di 5 anni, non sono stati presi i colpevoli. Ma entriamo nel dettaglio di una frode che potrebbe colpire tutti.</p>
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<h2>Truffa alle Poste italiane, sottratti 5 milioni di euro: la vicenda</h2>
<p>Sono passati alcuni anni dalla frode subita da Poste Italiane ma ancora oggi fa discutere. Il tutto è avvenuto a seguito di una mail che è stata ricevuta dagli uffici centrali dell&#8217;ente nazionale. Questo era l&#8217;ultimo tassello della modalità Bec.</p>
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<p>Il contenuto di questa mail parlava di saldare il pagamento di una rata tramite un nuovo codice IBAN. Il pagamento serviva per confermare l&#8217;acquisto di dispositivi e altri sistemi applicativi con <strong>Microsoft</strong>. In un primo momento, la comunicazione non aveva destato alcun dubbio. Ma i criminali avevano messo in atto una tecnica sottilissima: il dominio era @<strong>mlcrosoft</strong> e non @microsoft.</p>
<p>Da come vediamo, l&#8217;unica cosa che cambiava era una lettera. In questo caso la i che è stata inserita in maniera maiuscola. Dettaglio che non è stato colto dall&#8217;operatore presente quella giornata. La rata da <strong>5 milioni di euro</strong>, quindi, è stata depositata sul conto dei truffatori tramite l&#8217;IBAN che era presente nella mail.</p>
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<p>Insomma, un caso che deve far riflettere non solo le Poste ma anche tutti gli altri enti e gli utenti della rete. Le frodi possono arrivare in qualsiasi momento e l&#8217;attenzione, anche se è difficile, deve essere massima. È possibile risalire ad una <strong>truffa</strong> tramite i dettagli. Mai una comunicazione è perfetta in tutto e per tutto. Se non notiamo qualche errore, allora l&#8217;unica strada è rivolgersi agli enti di riferimento. Un contatto ufficiale non può che fare bene in questa situazione.
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