Pensione, alcuni trucchi anticipano l’uscita: ecco quali sono

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Certe situazioni possono permettere l’uscita dal lavoro anticipata e l’ingresso nel mondo della pensione. Ci sono alcuni trucchi che possono essere messi in pratica. Ecco quali sono.

L’argomento della pensione è molto vasto. Per accedere bisogna conoscere a fondo la giusta normativa. Una conoscenza adeguata permette di programma l’uscita dal mondo del lavoro. Questa, in certi casi, può avvenire in maniera anticipata.

Pensione
Fonte foto: Adobe Stock

In genere, per andare in pensione bisogna aver raggiunto i 67 anni di età più 20 di contributi. In questo caso si parla di pensione di vecchiaia. Come detto, ci sono delle situazioni che possono permettere l’uscita prima. Possiamo citare quota 41 oppure aver maturato 42 anni di età e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Ci sono alcune strade che, però, permettono l’uscita anticipata dal proprio lavoro. Questa esigenza, magari, deriva dal fatto di non poter continuare nel proprio lavoro. Per questo si cercano altri metodi per dire addio. Ci sono delle situazioni, poco conosciute che possono rispondere al caso vostro. Vediamo insieme quali sono.

Come andare in pensione anticipata? I trucchi poco conosciuti

Le normative che ci sono attorno alle pensioni non sono sempre conosciute. Ci sono alcune indicazioni poco indagate ma che, alla fine, possono rilevarsi decisamente utili. In questa occasione metteremo in luce la richiesta di versamento dei contributi figurativi, riunire i contributi nella Gestione separata, contratto di espansione, fondo complementare.

Partiamo dai contributi figurativi che possono essere utili quando manca qualche anno. Questi vengono concessi in maniera gratuita dall’INPS per determinati periodi come di sospensione, riduzione o interruzione. Questi servono per garantire il diritto alla pensione.

Passiamo ai contributi nella Gestione separate. Questa strada è poco conosciuta. Tale trucco contente la pensione con 15 anni di contributi ma solo dopo aver compiuto 71 anni. Oppure, consente di andare in pensione a 64 anni con 20 anni di contributi. In questo caso, l’assegno è minimo a 2,8 la cifra dell’assegno sociale. Il riunire questi contributi permette un ricalcolo contributivo. Questa possibilità è riservata a chi ha meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995; minimo 5 anni di contributi accreditati dopo il 1° gennaio 1996; 15 anni di contributi complessivi; almeno 1 mese di contributi presso la Gestione separata.

Il contratto in espansione riguarda la possibilità di andare in pensione se l’azienda presenza un minimo di 50 dipendenti. Questo accordo porta a dare una spinta al ricambio generazionale. Cosa che permette di uscire prima dal mondo del lavoro per i lavoratori a cui mancano 5 anni per raggiungere la pensione. Per loro c’è un’indennità mensile per 13 mensilità che è finanziata dall’impresa nonostante sia erogata dall’INPS.

Infine troviamo l’iscrizione a un fondo di pensione complementare e la Rita. L’iscrizione al fondo complementare deve avere un minimo di 5 anni. L’uscita è concessa percependo la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (Rita). Questa è l’erogazione divisa del montante accumulato. L’anticipo può essere di 5 anni ma con 20 anni di contributi o di 10 anni per disoccupati da 2 anni che hanno almeno 20 anni di contributi.