Gas, il piano dell’Europa non pone un freno: il prezzo aumenta ancora, perché?

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Sono arrivare misure dal parte dell’Europa per il risparmio energetico. Nonostante tali indicazioni, il prezzo del gas non cenna a calare. Da cosa deriva questa situazione? Ecco tutti i motivi.

Il prezzo del gas è uno dei temi più allarmante e che tiene l’Europa con il fiato sospeso. Dal benchmark olandese, in merito al mercato europeo, si parla di una cifra che ha superato i 230 euro per megawattora. Tale notizia fa chiedere come mai ci sia sempre una crescita e mai un calo.

Prezzo gas
Adobe Stock

Di pochi giorni fa è stato l’intervento della Presidente Ursula von der Leyen, un intervento che ha servito a mostrare la strada all’Europa per i prossimi mesi. Nel suo discorso ha svelato un clima di profonda stabilità che ci attende nei prossimi mesi. Periodo che deve vedere l’azione del piano fatto dall’Europa. Al momento, però, le sue parole non hanno portato alcun effetto. I futures benchmark hanno visto un aumento del 3,3%.

I dubbi, sempre più crescenti, si riferiscono a come saranno poi mette in atto le misure nei vari Stati. Ragion per cui, dato il clima di incertezza, il prezzo del gas continua inesorabilmente ad aumentare. Cosa che porta ad un interrogativo preciso: “Perché?” Gli esperti si sono esposti così.

Perché il prezzo del gas aumenta? Incertezza degli analisti sul piano dell’Europa

Il piano dell’Europa è sul tavolo ma non convince gli analisti. Laurent Ruseckas sul Financial Times ha parlato di idee che risultano decisamente complesse. Dettate da un’impossibilità di elaborazione e di attuazione per il breve periodo. Ricordiamo che quelle idee sono state proposte per questo inverno. Per Ruseckas anche con consenso politico, di cui non c’è traccia ora, non sarebbe possibile.

Ad aggiungersi a tale difficoltà, anche la posizione dei funzionari che prevedono una probabile richiesta degli Stati membri in merito ad una più alta flessibilità in riferimento alle regole dell’Unione Europea.

Diversa è la posizione dell’analista Citi su Milano Finanza. In questo caso, la sorpresa parte dal fatto che nel piano energetico non ci sia al centro di tutto la riduzione della domanda in merito a questo elemento. Si aggiunge a ciò anche una riflessione sulla tassazione che riguarda i profitti delle imprese che lavorano al combustibile fossile.

In merito, si è fatta luce su una situazione sempre più conflittuale tra le aziende petrolifere e l’Unione Europea. Addirittura si è aperto uno scenario che porta ad agire per vie legali. Tra gli argomenti chiave la decisione di prendere in considerazione il 2020 come anno “normale”. Nonostante, però, la mobilità globale sia stata fortemente stoppata dalla pandemia. Insomma, ci sarà ancora molto da discutere su tale argomento. Di certo, le idee dell’Europa non scaldano, tutto mentre il prezzo del gaso continua a crescere.