Pensione e assegno social, arriva lo stop dell’INPS: ecco come difendersi

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L’INPS ha annunciato lo stop all’erogazione della pensione d’invalidità e dell’assegno sociale. Una decisione che potrebbe allarmare qualche cittadino. Vediamo i dettagli e come difendersi.

Quando ci si deve confrontare con l’INPS, tutte le misure devono essere aggiornate. L’Istituto ha di recente comunicato lo stop ai pagamenti delle pensioni d’invalidità e dell’assegno sociale. Una decisione che potrebbe sorprendere ma che non deve far allarmare più di tanto. Dato che si tratta di un’operazione verso chi usufruisce di queste prestazioni ma non ha aggiornato la sua situazione reddituale.

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Adobe Stock

Quando si parla di pensioni e di assegno sociale si sa che per avere accesso tutto passa da determinati requisiti. Queste misure, infatti, si legano solo ai cittadini che hanno dimostrato di rispettare tali requisiti. Visto che si parla anche di reddito, questo bisogna aggiornarlo di tanto in tanto. Per chi non soddisfa tale passaggio allora ci possono essere conseguenze negative. Dalla sospensione alla revoca.

L’argomento sulle pensioni è sempre importante. Ad esempio, anche la pensione di reversibilità si può perdere. Insomma, bisogna stare attenti a qualsiasi disposizione. In questo caso, l’INPS ha comunicato il tutto tramite il messaggio numero 3350 del 2022. Testo che si rivolge a tutti cittadini che non hanno aggiornato i propri dati.

Stop INPS a pensione d’invalidità e assegno sociale: ecco chi deve stare attento

La comunicazione diffusa dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale riguarda tutte quelle prestazioni che si collegano al reddito. Nella fattispecie, il messaggio riguarda i cittadini che non hanno comunicato i dati che fanno riferimento al 2018. La sanzione scatterà nel momento in cui l’Istituto verificherà che una persona non ha dichiarato i redditi per quell’anno. Oltre a questo non ha fornito neanche il modello Red.

Prima di arrivare alle pesanti sanzioni, l’INPS sollecita chi di dovere a fornire i dati richiesti. Sollecito che è già avvenuto in queste settimane ma pare non abbia portato alcuni risultati. Da qui, l’ulteriore messaggio dell’Istituto di stoppare i pagamenti. E, se la situazione continuerà, si passerà alla revoca della prestazione.

Inoltre, l’Istituto ha stimato un numero molto alto di contribuenti che non hanno fornito i dati. Si parla di una cifra vicina ai 36.763. Nei prossimi giorni ci sarà un altro messaggio in cui ci saranno i termini ultimi per presentare i dati. I titolari della pensione d’invalidità, con età dai 18 ai 67 anni, avranno 60 giorni dalla notifica della comunicazione. In caso di 120 giorni, scatterà la revoca. Medesime scadenze anche per i titolari di assegno sociale con meno di 80 anni.

In ultima battuta, fornire i dati permette di evitare un’ulteriore e pesantissima sanzione. Nel caso in cui le informazioni non siano state fornite, l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale passa al recupero dei pagamenti erogati dal 2018 in poi. Quindi, negli ultimi 5 anni.