Bonus 200 euro, le indicazioni per le partite Iva: ecco i dati da inserire nella domanda

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Nel corso di questi mesi il bonus 200 euro ha coinvolto sempre più persone. Alla fine, l’incentivo è stato concesso anche alle partite Iva. Vediamo insieme quali sono i dati da immettere nella domanda.

Tra i bonus che più hanno catturato l’attenzione c’è quello stipulato nel decreto Aiuti. Il bonus 200 euro è stata una misura messa in atto per aiutare tutte le persone in difficoltà. Nonostante le varie discussioni, tale incentivo ha raggiunto sempre più persone. Riuscendo ad arrivare anche alle partite Iva.

Bonus 200 euro
Adobe Stock

Le partite Iva sono state sempre più al centro della discussione. Infatti, per liberi professionisti e autonomi questo incentivo non era riservato. Solo dopo alcuni confronti si è dato il via libera a questa misura. Un via libera, però, che ancora deve essere finalizzato nell’erogazione del bonus. Siamo ancora nella fase della domanda.

Il tema del presentare la domanda non è mai semplice. In alcuni casi questa può rappresentare un vero ostacolo. Come, ad esempio, la domanda che anche gli insegnanti precari devono fare per il bonus 200 euro. In questo caso ci occuperemo di tutte le informazioni che servono agli autonomi o ai liberi professionisti per ricevere l’incentivo.

Bonus 200 euro partite Iva: le informazioni da inserire nella domanda

Al momento, l’INPS non ha ancora svelato molte informazione. Attualmente per conoscere i primi dettagli bisogna fare riferimento al decreto attuativo che deve essere pubblicato in Gazzetta Uggiale. Partiamo con il dire, quindi, che anche per le partite Iva varrà il requisito del reddito. Quindi bisognerà avere, nel 2021, avuto un reddito di massimo 35 mila euro lordi.

Il decreto ricorda, poi, altri requisiti. Il primo è quello di essere iscritti alle gestioni previdenziali dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. Quindi, la partita Iva e l’attività deve esser stata avviata entro il 18 maggio 2022. Il secondo requisito è quello di aver effettuato, sempre entro la medesima data, almeno un versamento. Versamento che può essere anche parziale, alla gestione per cui si è richiesta l’indennità. L’anno di competenza di riferimento è il 2020.

Il decreto spiega, poi, quali informazioni immettere nella domanda da presentare. Nel primo punto di essere un lavoratore autonomo o professionista e di non percepire la pensione. Di non ricevere tale bonus in qualità di dipendente, pensionato o altro. Il terzo criterio riguarda il reddito e di essere iscritti ad una cassa previdenziale. Infine, in caso si fosse iscritti a due enti previdenziali non si può sottoscrivere la domanda due volte. Per quanto riguarda i documenti da presentare sono sempre i soliti: copia della carta d’identità, copia del codice fiscale e le coordinate della propria agenzia di credito per ricevere il bonus.

In ultima battuta, la domanda dovrà essere inviata all’INPS oppure alla cassa previdenziale di riferimento. Bisognerà seguire le istruzione che gli istituto sveleranno nelle prossime settimane. Come detto, se si è al centro di una doppia iscrizione, INPS e un’altra cassa, la domanda dovrà esser sottoposta all’INPS. L’erogazione, poi, avverrà in maniera cronologica in base alle domande presentate. I limiti di erogazione, invece, riguarderanno i fondi messi a disposizione. E, con ogni probabilità, ci sarà un click day nel giorno di avvio della domanda.