Caro energia, può incidere sul dipendente? I casi che portano al licenziamento

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Il caro energia potrebbe portare al licenziamento dei lavoratori? Andiamo a vedere insieme quando si palesa il licenziamento per la situazione economica. Tutti i casi.

I continui aumenti stanno mettendo tantissime persone in difficoltà. Non solo famiglie, ma anche le imprese stanno gestendo questa situazione in maniera complessa. Alcune continua a sottolineare sono a rischio mentre altre prevendono dei licenziamenti per contenere i costi. Ma è possibile?

Caro energia, licenziamento
Adobe Stock

Il caro energia sta mettendo in serissima difficoltà le aziende. Si pensi che, in alcune circostante, si è arrivata ad un costo energetico del 140% in più rispetto al passato. Questi costi, però, possono riversarsi anche sui lavoratori. Confesercenti parla del rischio di imprese che potrebbero uscire dal mercato.

Il caro bollette, quindi, non è un problema dell’azienda ma anche dei lavoratori. Il timore, che si sta facendo sempre più largo, è quello che porti a numerosi licenziamenti. Per questo motivo, molti si chiedono se sia legittimo agire in un certo modo. In alcuni casi, tale motivazione rientrerebbe nel discorso di giustificato motivo, quindi per ragioni economiche. Ma questo è possibile solo in base ad alcuni criteri.

Caro energia, la bolletta porta al licenziamento?

Nell’ultimo periodo, tantissime imprese hanno visto segnare un conto in bolletta davvero altissimo. Alcune sono state protagoniste di un aumento del 100%. La spesa non è prevista quindi anche la produzione viene messa in difficoltà. Cosa che porta a ridurre i costi. La legge, però, parla di impresa non solo in crisi ma con evidenti problemi di casa. Cosa che potrebbe portare a qualche licenziamento così da gestire meglio i conti.

La Corte di Cassazione con la sentenza numero 11425 del 2021 ha sottolineato che non basta una bolletta molto alta per licenziare tramite ragioni economiche. Alla base della decisione, infatti, ci deve essere un’evidenza contabile. In sintesi, l’impresa deve dimostrare le ragioni che hanno portato al licenziamento. Il giudice non entra nel merito della decisione ma verifichi che questa sia stata presa perché l’azienda è effettivamente in crisi.

Le aziende, però, hanno anche la cassa integrazione da poter mettere in campo. In merito, il governo sta cercando procedendo a trovare i fonti per una cassa integrazione straordinaria. Oltre al fatto che si voglia tagliare le addizionali. Cosa che permetterebbe un abbassamento dei costi.

Al momento, le addizionali sono al 9%, 12% e 15%. Il Fondo di integrazione salariale ammonta al 4% della retribuzione persa. Le addizionali erano state tagliate in cinque settori ma solo al 31 maggio. Ora, però, si vuole scontarle ulteriormente soprattutto in previsione della complessità che si potrebbe realizzare in questo autunno.

Da come vediamo, alcune operazioni sono in corso e vedremo cosa deciderà in queste settimane. Intanto, attenti ad una tassa sull’energia. Questa fa preoccupare sempre di più gli italiani.