“Così posso morire”, Paolo Borsellino: spunta l’audizione segreta

È spuntato fuori un’audizione segreta di Paolo Borsellino qualche anno prima della strage del 1992. In cui perse la vita con la sua scorta: ecco che cosa aveva confessato.

Dopo anni dalla strage che colpì profondamente l’Italia, la commissione parlamentare antimafia ha deciso di togliere il segreto in merito ad alcune audizioni del magistrato. Si tratta di rivelazioni fatte a Palazzo San Macuto tra il 1984 e il 1991. Parole in cui veniva sottolineata la paura di tutto il pool che stava preparando il maxi processo.

paolo borsellino
fonte foto: Twitter

Era il pomeriggio di domenica 19 luglio 1992 quando tutta Italia rimase senza parole davanti la notizia della strage di via d’Amelio in cui perse la vita Paolo Borsellino ed i cinque agenti della scorta. Per quasi 30 anni le audizioni del magistrato a Palazzo San Macuto sono rimaste segrete, fino a quando la commissione parlamentare ha deciso di renderle pubbliche.

Si tratta di alcuni audio in cui si sente il magistrato pronunciare delle parole in merito alla lotta alla mafia sua e di tutto il suo pool. In cui vengono raccontati tutti i misteri delle indagini portate avanti tra il 1984 e 1991. Le audizioni sono state rese disponibili a tutti tramite un archivio digitalizzato dove Borsellino aveva lanciato l’allarme sul timore di essere ucciso.

Paolo Borsellino, l’audizione da brividi: la paura di essere ucciso

A quasi 30 anni dalla strage di via D’Amelio, sono spuntate fuori le parole di Borsellino. Il magistrato aveva posto l’accento sui problemi e sulla gravità in merito alla scelta di dargli la scorta e come questa lo proteggeva. Le audizioni in questione – come riportato da Repubblica – risalgono al 1984. Parliamo di ben 8 anni prima del tragico evento in cui la mafia posizionò una bomba davanti la casa della madre.

In quella circostanza, Borsellino aveva sottolineato come tutti i giorni aveva una macchina blindata per proteggerlo. L’auto con la scorta lo proteggeva ogni volta che usciva di casa per recarsi in ufficio, fino a quando tornava a casa la sera tra le ore 21 e 22. Proprio in quel momento riusciva a riacquistare la sua libertà.

La cosa che però non gli tornava era il motivo per cui la scorta arrivava la mattina per accompagnarlo al lavoro e lo lasciava al suo destino la sera. “Non capisco il senso di farmi perdere la libertà la mattina se poi posso essere ucciso la sera”, aveva detto il magistrato davanti la commissione antimafia nel 1984.

Delle parole che sottolineano quanto il timore di Borsellino era vivo molti anni prima che la mafia decidesse di ucciderlo. Quelli erano proprio gli anni in cui il pool antimafia stava iniziando a lavorare al maxiprocesso dopo anni di lotta alla mafia.