Coronavirus, la nuova scoperta spaventa: una nuova forma tra i roditori?

Potrebbe preoccupare molto una recente scoperta. Questa parlerebbe di un nuovo coronavirus. Andiamo a vedere tutti i dettagli.

I tanti avvenimenti storici hanno fatto perdere un po’ di vista il coronavirus. Il Covid ha gettato nella paura e nel terrore tutta l’umanità. Riducendo i vari governi a prendere delle decisioni davvero dolore. Pensiamo ai lockdown oppure ai problemi avuti dalle persone contagiate. Insomma, ancora oggi questo è un tema che non può certamente essere messo da parte.

Coronavirus, roditori
AdobeStock

La questione Covid non è affatto conclusa ma, anzi, pare poter vivere un nuovo tragico capitolo. I risultati dello studio realizzato dagli esperti sono apparti sulla rivista Viruses. Dei risultati che preoccupano perché parlano di un nuovo possibile coronavirus.

Tale scoperta riguarderebbe una specie di roditori molto note in Europa. Stiamo parlando delle arvicole rossastre, chiamate anche Myodes glareolus. Lo stato che ha scoperto questa evoluzione è la Svezia. Per questo motivo, l’allerta è subito salita davvero in maniera importante. Andiamo a vedere i dettagli di questo virus.

Coronavirus, il virus Grimsö: ecco quello che c’è da sapere

La scoperta fatta in Svezia vede protagonista un Betacoronavirus che sarebbe già presente in pipistrelli e roditori. Tale ceppo porta il nome di virus di Grimsö. Nome che proviene dalla cittadini situata ad ovest di Stoccolma. Luogo in cui è stato trovato questo virus. Non si conosce, almeno per il momento, l’indice di pericolosità per gli essere umani. I ricercatori dell’Università di Uppsala, come riportato dall’Ansa, consigliano di migliorare la sicurezza in tema di virus derivati dalla fauna selvatica. Lo studio è stato sostenuto anche dai dipartimenti di Oxford, Sydney e Nairobi.

I risultati apparti sulla rivista Viruses sottolineano come le arvicole siano tra i roditori più comuni. Ma questi roditori sono noti perché portano anche il virus Puumala. Tale virus causa una nefropatia epidemica negli esseri umani, conosciuta anche come febbre emorragica. Il contagio con gli esseri umani avviene perché i roditori cercano rifugio in delle strutture quando le condizioni meteo sono avverse. Lì avviene la trasmissione della malattia.

Come si è svolta la ricerca?

I ricercatori guidati da Anishia Wasberg hanno analizzato, tra il 2015 e il 2017, 450 arvicole rossastre di Grimsö. Facendo anche dei test riguardanti il Coronavirus. Dai test si è rivelato che il 3,4% ospitava un nuovo Betacoronavirus. Una tipologia che appartiene anche la Sars-Cov-2. Ma la ricerca non è finita qui.

Nel corso dei tre anni, i ricercatori, hanno rilevato vari ceppi virali del virus di Grimsö e altri coronavirus. Questi sono stati rilevati in varie parti d’Europa come la Francia, la Germania e la Polonia. Ma lo studio ha sottolineato anche il fatto che queste creature sono serbatori naturali. Cosa che riguarda sia la malattia citata in precedenza che il virus. Quest’ultimo, infatti, pare adattarsi molto semplicemente ai nuovi ambienti.

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