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<p><strong>Dopo la sentenza del tribunale civile, la risparmiatrice riceverà una cifra da capogiro legato al buono fruttifero fatto nel 1989: ma ecco di cosa si tratta</strong></p>
<figure id="attachment_157243" aria-describedby="caption-attachment-157243" style="width: 1190px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-full wp-image-157243" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2021/10/Denaro-fonte-foto_-loufre-from-Pixabay.jpg" alt="Buono fruttifero, il tribunale si pronuncia: rimborso da capogiro" width="1200" height="700" /><figcaption id="caption-attachment-157243" class="wp-caption-text">Denaro (fonte foto: loufre from Pixabay)</figcaption></figure>
<p>Una importante <strong>cifra</strong> sarà ricevuta dalla <strong>risparmiatrice</strong> che ha voluto riscuotere l&#8217;investimento fatto di un<strong> buono fruttifero nel 1989</strong>: a pronunciarsi sulla questione è stato il <strong>tribunale civile</strong> di Torino mediante una <strong>sentenza</strong> che porterà<strong> Poste Italiane a pagare alla titolare 26 volte il valore originario del buono.</strong></p>
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<p>Tale buono era di <strong>5 milioni di vecchie lire</strong>, mentre, come si legge su <em>IlGiornale.it</em>, il concessionario si era detto dispeso a pagarle al <strong>massimo 28 mila euro.</strong></p>
<p>La cifra che, secondo quanto si legge, sarà invece ricevuta dalla risparmiatrice è di <strong>65 mila euro,</strong> con il giudice che ha appoggiato la tesi della ricorrente.</p>
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<p>Una sentenza importante, spiega<em> il Giornale</em> che menziona <em>la Repubblica</em>, e dal grande valore per quei <strong>risparmiatori</strong> che si trovano nella situazione di provare a ricevere importi relativi a rendimenti spettanti in virtù del possesso dei <strong>buoni fruttiferi postali</strong> che riguardando anche alcune serie emesso dopo l&#8217;anno <strong>1986.</strong></p>
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<h2>Buono Fruttifero, risparmiatrice e Poste Italiane: la sentenza del tribunale</h2>
<p>Una <strong>cifra</strong> importante dunque verrà ricevuta dalla <strong>risparmiatrice</strong> in seguito alla suddetta <strong>sentenza,</strong> come spiega <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/poste-condannata-pagare-65mila-euro-buono-fruttifero-5-1995723.html"><em>Il Giornale</em></a> che ne approfondisce il tema, spiegando che tempo fa vi era la<strong> serie &#8220;Q&#8221;</strong> dei prodotti di investimento, cui erano legati <strong>tassi di rendimento</strong> più bassi rispetto a quelli del passato.</p>
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<p>Tuttavia, si legge, talvolta Poste continuava ad usare quelli della serie precedente, ovvero la <strong>&#8220;P&#8221;,</strong> mettendo un timbro sopra i vecchi rendimenti per indicare quanto avrebbero poi fruttato nel corso del tempo.</p>
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<p>Si legge su<em> IlGiornale.i</em>t, però, che l&#8217;indicazione riportata relativa ai nuovi tassi faceva riferimento soltanto ai primi 20 anni di rendimento, e per tale ragione il titolare del buoni, una volta giunto il momento di incassare, di solito alla scadenza dei 30 anni, credeva di poter fare conto per gli ultimi 10 anni sui tassi della serie &#8220;P&#8221;, del 9 &#8211; 11 &#8211; 13 e 15%, rispetto agli 8 &#8211; 9 &#8211; 10,5 e 12% della serie Q.</p>
<p><em>IlGiornale.it</em> spiega che <strong>Poste</strong> avrebbe puntato a pagare quelli più bassi; nell&#8217;anno 2020, viene riportato, ad esempio vi erano stati circa <strong>tremila risparmiatori</strong> che avevano avuto modo di presentare ricorso all&#8217;arbitro bancario al fine di poter vedere riconosciuti gli importi più elevati.</p>
<p><em><strong>LEGGI ANCHE >;>;>; <a href="https://www.chenews.it/2021/12/13/spid-funzionalita-richiesta/">SPID: cos&#8217;è e a cosa serve il sistema di Poste Italiane</a></strong></em></p>
<p>La decisione delle <strong>Poste</strong> dalla primavera del 2020, si legge, sarebbe stata quella di continuare a pagare soltanto i tassi bassi e non le cifre maggiori, ritenendo che alcuni tribunali adesso dato sentenze anche a favore loro. A coloro quali non fossero stati d&#8217;accordo con tale decisone restava la soluzione di intraprendere un iter giudiziario facendo ricorso al giudice ordinario in sede civile.</p>
<p>Andando nello specifico di questo caso in oggetto, la <strong>sentenza</strong> ha visto la <strong>risparmiatrice</strong> avere ragione, considerata &#8211; si legge &#8211; la decisione di far pagare a<strong> Poste 37 mila euro</strong> in più in confronto alla cifra di<strong> 28 mila</strong> che in un primo momento aveva promesso alla <strong>risparmiatrice</strong> stessa, riguardo i<strong>l buono fruttifero del 1989 pagato all&#8217;epoca 5 milioni di lire.</strong>
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