Esiste una vita dopo la morte? Queste testimonianze vi lasceranno senza fiato

Le innumerevoli testimonianze che vi offriamo in questo articolo mostrano chiaramente che potrebbe esistere davvero una vita dopo la morte.

Vita dopo la morte
Vita dopo la morte

Diverse istituzioni, nel corso della storia, hanno svolto ricerche sull’aldilà, in merito ad esperienze di pre-morte o sulla coscienza dopo la morte, trovando prove che la vita continua dopo la morte.

Ci sono stati molti casi di esperienze di pre-morte in cui le persone hanno avuto un contatto con l’aldilà, come “vedere la luce” o incontrare i loro cari defunti.

In tutti i casi registrati di reincarnazione, è stato anche scoperto che dopo la morte e prima della successiva rinascita sulla Terra, c’era un intervallo di tempo variabile.

La vita dopo la morte: il delicato mondo di credenti e scettici

Ma allora, si può provare a rispondere davvero a questa domanda? Dove andiamo dopo la morte fino alla possibile, se esiste, reincarnazione sulla Terra?

Com’è la vita nell’aldilà? Esiste un solo piano di esistenza o esistono innumerevoli piani di esistenza? In tal caso, quali sono i fattori che decidono dove andiamo dopo la morte? In questo articolo presentiamo testimonianze di persone che hanno vissuto la condizione di morte “temporanea”. Ovvero sono decedute solo per un breve periodo di tempo, prima di tornare in vita.

L’umanità, da quando ha la facoltà di farlo, ha sempre riflettuto sulla morte, praticando rituali e sviluppando teorie sull’aldilà, cercando di assicurarsi un posto migliore per il dopo.

La vita dopo la morte: diatriba religione-scienza

Molte persone credono nell’esistenza di una vita dopo la morte e molte religioni professano che esista un “luogo” di vita eterna a seconda della condotta sulla terra del singolo.

Anche altre religioni come l’Ebraica, l’Induista, la Musulmana, credono nell’esistenza di un’anima immortale. Mentre quella Buddista, invece, sostiene che dopo molte reincarnazioni l’energia mentale di un essere umano possa raggiungere uno stato di beatitudine: il Nirvana.

La morte, dunque, può essere vista come un passaggio durante il ciclo delle vite. Siccome si identifica la propria persona con il corpo, ed è certo che gli organismi biologici  sono destinati a morire, ci si convince che la morte del nostro corpo fisico sia anche la fine della nostra coscienza. Ma una nuova teoria scientifica suggerisce che la morte corporale non è l’evento terminale che si crede ed è così che nasce il “Biocentrismo”.

Ci riferiamo alla  scoperta che potrebbe offrire una visione del post mortem completamente nuova dal punto di vista scientifico.

L’anima continua ad esistere, solo il corpo se ne va

Abbiamo diverse testimonianze di persone che sostengono l’esistenza di qualcosa dopo la morte, perché la nostra anima continua ad “esistere e funzionare” per un periodo relativamente lungo dopo il decesso.

Infatti, quando tutti i parametri vitali diventano piatti, i medici dichiarano il decesso. Ma in alcuni casi come in situazioni di infarto o di coma, il paziente, dopo essere stato giudicato clinicamente “morto”, viene riportato in vita dopo un determinato arco di tempo.

Ecco alcune testimonianze che vi lasceranno senza alcun dubbio senza fiato.

Intanto facciamo una premessa, mettiamoci per un attimo dalla parte della scienza, ovvero più che mai in questo caso quella di coloro che, nella maniera più assoluta, non ci credono.

Nel 1975, il medico americano Raymond Moody ha pubblicato La vita oltre la vita, un’opera che analizza le testimonianze di persone “clinicamente morte” e successivamente rianimate.

Calore, tunnel, amore infinito: possibile che sia il cervello che ci guida verso queste immagini?

Tutte sembrano avere alcuni punti in comune: la sensazione di allontanamento dal corpo e di pace interiore, la visione di un tunnel di luce, l’incontro con esseri celesti e la percezione di rivedere tutta la propria vita davanti agli occhi.

Tutte finiscono più o meno allo stesso modo: un’entità immateriale, solitamente descritta come “dio” li rimanda nel mondo dei vivi poiché non sarebbe ancora arrivato “il loro momento.”

La scienza ha una sua spiegazione per le esperienze di questo tipo. La liberazione di una grande quantità di endorfina, dopamina e serotonina da parte del cervello—gli ormoni responsabili del piacere.

Ma vediamo alcune testimonianze che raccontano la veridicità della tesi opposta.

La vita dopo la morte: racconti shock

Valerie 47 anni, durante un intervento in sala operatoria che l’ha portata in arresto cardiaco.

“Mi sono sentita fluttuare. Il dolore era sparito, e non avevo paura. Avvertivo soltanto un benessere indescrivibile. Poi ho visto una luce, e una persona all’inizio di un tunnel. Non sapevo se la luce arrivasse dalla persona o fosse il tunnel a illuminarla così. Era una luce accecante, ma non faceva male agli occhi. Anzi, era piuttosto appagante”.

Philippe 57 anni, due casi di morte “temporanea”.

“Sono uscito dal corpo e mi sono visto dall’alto. Lo so per certo. Ero immateriale, vivevo attraverso la mia coscienza, ma mi trovavo ancora in uno spazio materiale. Chiamatela come volete: anima, spirito, coscienza… tutto il mondo materiale passa in secondo piano perché è già avvenuto un primo passo. Subito dopo mi sono ritrovato immerso in un luogo luminoso, per poi rientrare nel mio corpo—riuscendo tuttavia a conservare per circa una settimana la vista su ciò che stava dall’altra parte”

Sophie 35 anni, a 11 andò in coma dopo caduta da cavallo.

“Sono finita in coma, e così è arrivata la mia esperienza pre-morte. Non ricordo di preciso cosa è successo, e non ricordo assolutamente nulla dell’incidente. Però ho memoria di un movimento verso l’alto, e di un profondo senso di tranquillità. Tanti parlano spesso di una luce e del tunnel. Io non ho visto il tunnel, ma capisco perché molti ne parlino. Avevo l’impressione di essere nell’assoluto, sapevo di non essere sola. Sentivo dei suoni e vedevo dei colori diversi da quelli a cui siamo abituati”.

Nicole, 75 anni. Il racconto del coma.

“Ho visto mio marito e mio suocero, che erano venuti in ospedale. Mi sono ritrovata improvvisamente in sala d’attesa: avevo attraversato i muri.

Li vedevo, ma loro non potevano vedermi: si agitavano e facevano avanti e indietro per i corridoio. A un certo punto ho poggiato la mano sulla spalla di mio suocero e lui mi è passato attraverso.

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Anche se sapevo che ero sempre io, avvertivo di avere la capacità di penetrare le coscienze e gli stati altrui. Sono entrata nel cuore di mio marito.

Capivo cosa pensava e tutto quello che poteva o non poteva essere. Ho anche pensato a mio figlio e mia figlia, che erano rimasti con mia madre e mia suocera”.