Pensione 2022, per molti ma non per tutti: ecco i criteri

Andare in pensione è l’ambita meta di milioni di italiani per l’anno 2022. E’ fondamentale capire quali requisiti occorrono per non perdere privilegi.

Inps
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Dal primo gennaio 2022 si potrà uscire dal lavoro con 64 anni d’età e 38 di contribuzione. Una Quota 102 «secca» che durerà 12 mesi (con la possibilità di richiedere l’assegno anche successivamente). Ma che non sarà vincolante per i lavoratori delle piccole e medie imprese in crisi. Quelle potranno utilizzare pensionamenti anticipati con 62 anni d’età grazie a un apposito Fondo con una dote di 200 milioni l’anno per il prossimo triennio. Fondo che sarà «regolato» da un decreto del ministro dello Sviluppo economico, condiviso con quelli dell’Economia e del Lavoro, da varare entro febbraio del prossimo anno.

La bozza della legge di bilancio entrata giovedì 28 ottobre in Consiglio dei ministri, oltre a sancire il «pensionamento» di Quota 100, conferma di fatto che nel 2023 il ritorno alla legge Fornero in versione integrale diventerebbe automatico se, nel frattempo, non saranno state congegnate nuove forme di flessibilità in uscita, soprattutto per i giovani e per le donne, che il governo conta di individuare con i sindacati, oltre che con la sua maggioranza, in un tavolo sulla previdenza da convocare in tempi non troppo lunghi. Con un preciso paletto: restare nell’alveo del sistema contributivo ed evitare impennate della spesa previdenziale.

Il 2022 è alle porte ormai, e con esso anche una serie di interessanti novità in tema di pensioni e legislazione sociale.

Pensione 2022: i criteri del Governo per raggiungere l’ambita meta

Il nuovo anno, infatti, potrebbe rappresentare l’anno a partire del quale inizia il passaggio graduale verso la normalità, ossia verso la Legge Fornero. Vale a dire la cd. “Manovra lacrime e sangue” introdotta nel 2012 dal governo tecnico “Monti-Fornero” (D.L. n. 201/2011, convertito con modificazioni in L. n. 214/2011).

Infatti, il Governo non ha trovato le coperture finanziarie per rinnovare – anche per il 2022 – quota 100, che con ogni probabilità terminerà la sua corsa il 31 dicembre 2021. Secondo il premier Mario Draghi c’è bisogno di un passaggio graduale da quota 100 alla Legge Fornero in versione integrale. “Ho sempre detto che non condividevo Quota 100, ha una durata triennale e non verrà rinnovata”, ha affermato il premier. Inoltre ha aggiunto: “Quello che occorre fare è assicurare una gradualità nel passaggio a quello che era la normalità. L’importante è tener fisso il fatto che Quota 100 non verrà rinnovata per un triennio e allo stesso tempo, occorre essere graduali” nell’applicazione delle nuove norme.

L’altra novità, invece, riguarda la “pensione di garanzia”. Uno strumento rivolto principalmente ai giovani lavoratori che saranno costretti a andare in pensione con una pensione molto bassa. Questo accade per via del meccanismo di calcolo penalizzante, ossia quello “contributivo”, in quanto hanno iniziato a lavorare dopo l’1 gennaio 1996.

Pensione di garanzia e ape sociale: ecco cosa sono

Trovano applicazione, anche per il prossimo anno, la possibilità di collocarsi a riposo con l’Ape sociale, che termina la sua efficacia il 31 dicembre 2021.

Ma andiamo in ordine e vediamo tutti gli sviluppi futuri in merito al capitolo pensioni 2022.

Sulle pensioni dopo un intenso confronto tra i partiti della maggioranza e il ministero dell’Economia si è arrivati a una convergenza che però non piace a tutti. L’ipotesi più accreditata al momento è “quota 102” a partire dal 1° gennaio 2022.

Nel 2022, dunque, per andare in pensione, come detto, saranno necessari 64 anni di età e 38 anni di anzianità contributiva. Quota 100 invece prevedeva il pensionamento a 62 anni con 38 anni di contributi. L’età ordinaria per andare in pensione, al di fuori dei sistemi delle quote, è di 67 anni.

Pensione 2022: 64 anni l’età fatidica

Dunque, con il passaggio l’anno prossimo a “Quota 102”, innalzando l’età minima a 64 anni, frenerà almeno questa parte dell’esodo. Secondo i calcoli della Cgil si prevedono 10mila uscite a fronte delle oltre 100mila annue con “Quota 100”.

L’anno prossimo avranno 64 anni coloro che già avrebbero potuto accedere a “Quota 100” con 62 anni. Ci rientreranno, dunque, coloro che negli anni di “Quota 100” avevano l’età ma non abbastanza contributi. Bisognerà essere nati nel 1958 o negli anni precedenti.

La disciplina della “Quota 102”, ad esclusione dei requisiti previsti, è la medesima disposta per la “Quota 100”. Si applicano dunque le finestre di attesa e la pensione non è cumulabile, dal primo giorno di decorrenza del trattamento e fino alla maturazione dell’età per la pensione di vecchiaia ordinaria (pari a 67 anni sino al 31 dicembre 2024), con i redditi da lavoro dipendente o autonomo.

Sono cumulabili i soli redditi derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5.000 euro annui lordi. I 38 anni di contribuzione richiesti possono essere raggiunti anche utilizzando il cumulo tra più gestioni, ad esclusione delle casse professionali.

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Sulle pensioni “l’obiettivo è il ritorno in pieno al sistema contributivo, con una transizione a Quota 102 (38 anni di contributi e 64 anni di età)”, ha detto il premier Draghi nella conferenza stampa dopo l’approvazione della manovra. Il capo del Governo ha spiegato che il Governo ha messo mano a Opzione donna, all’Ape sociale “ampliando la gamma di soggetti che possono utilizzarlo”.

Pensione 2022: ci sono finalmente anche le coperture

A prescindere da quella che sarà la scelta finale, che andrà ad accompagnare l’estensione dell’Ape sociale almeno a un primo gruppo di nuove categorie di lavori gravosi, appare già certo che la dote di 1,5 miliardi per tre anni (600 milioni nel 2022) indicata dal Documento programmatico di bilancio, dovrà salire pur rispettando i ”saldi” già fissati. E le risorse, attraverso specifiche coperture, appaiono destinate a salire di almeno un miliardo nel triennio.