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<p><strong>Esattamente 58 anni siamo stati testimoni del disastro del Vajont, una delle più grandi tragedie della storia contemporanea. Vediamo quanto era alta l&#8217;onda che ha spezzato la vita a centinaia di persone.</strong></p>
<figure id="attachment_155029" aria-describedby="caption-attachment-155029" style="width: 640px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-medium wp-image-155029" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2021/10/Disastro-del-Vajont-GettyImages-650x433.jpg" alt="Disastro del Vajont (GettyImages)" width="650" height="433" /><figcaption id="caption-attachment-155029" class="wp-caption-text">Disastro del Vajont (GettyImages)</figcaption></figure>
<p>Il <strong>9 ottobre 1963</strong>, alle ore 22.39, dalla cima del Monte Toc al confine tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, si staccarono 270 milioni di metri cubi di roccia, cadendo nel bacino della <strong>Diga del Vajont </strong>ad una velocità di 110 km/h, producendo un&#8217;enorme ondata. <strong>Il disastro divenne subito oggetto di polemiche politiche nel panorama mediatico.</strong></p>
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<p>Già nel 1960, poco dopo il completamento della diga, si verificarono piccole frane. <strong>Il timore che il Monte Toc potesse crollare era diffuso nella zona</strong>. Sebbene la diga incorporasse le più recenti competenze tecniche, era stata costruita senza la dovuta considerazione di rapporti geologici, possibili problemi tettonici, conoscenza locale del territorio e instabilità del Monte.</p>
<p>Inoltre, costruttori e gestori della diga <strong>non hanno rispettato i requisiti di conservazione del suolo, </strong>passando sopra le norme di sicurezza. Le preoccupazioni relative alle finanze e una fede nello sviluppo e nelle competenze tecniche avevano eclissato la reale considerazione dei fattori ambientali nella valle e della minaccia alla vita umana.</p>
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<h2>Quanto era alta l&#8217;onda della diga del Vajont?</h2>
<p>All&#8217;epoca, la diga del Vajont era la più alta del mondo. La sua altezza era di 262 metri, era larga 190 metri, aveva uno spessore alla base di 22 metri e una profondità di 3 metri e mezzo. Cifre enormi per l&#8217;epoca. Alle ore 22.39 del 9 ottobre 1963, <strong>un&#8217;enorme frana precipita all&#8217;interno della diga</strong>.</p>
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<p>La frana <strong>solleva un&#8217;onda d&#8217;acqua di circa 250 metri</strong>, come un enorme <strong>tsunami</strong>, che si divide in tre parti. La massa dell&#8217;acqua era talmente imponente e veloce che diversi studi l&#8217;hanno <strong>paragonata ad un&#8217;esplosione nucleare</strong>.</p>
<h2>Disastro del Vajont, quali sono stati paesi coinvolti?</h2>
<p>La diga, completata nel 1959 e all&#8217;epoca una delle più grandi al mondo, non subì gravi danni. Tuttavia, <strong>le inondazioni hanno distrutto diversi villaggi nella valle, uccidendo centinaia di persone</strong>. Basti pensare che morì un terzo della popolazione di Longarone, il più grande villaggio a valle della diga.</p>
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<p>La frana provocò un&#8217;ondata enorme e allagò la <strong>valle del Piave</strong>. Nel suo corso, l&#8217;onda si è infranta e ha travolto interi paesi lungo la valle del fiume: <strong>Longarone, Pirago, le sponde di Fornace, Villanova, Faè</strong> e <strong>Castellavazzo. </strong>Danneggiò, inoltre, le <strong>zone di Soverzene</strong> e <strong>Belluno</strong>.</p>
<h2>Quante vittime ci sono state durante l&#8217;inondazione della diga del Vajont?</h2>
<p><strong>Il conteggio finale del disastro del Vajont è stato di 1.917 vittime</strong> di cui 1.450 a Longaronem, 109 a Codissago e Castellavazzo, 158 a Erto e Casso e 200 da altri comuni. Moltissimi <strong>cittadini furono sfollati</strong> in altre comunità vicine. Subito dopo l&#8217;incidente, il tema della ricostruzione di case e paesi è diventato molto urgente e delicato.</p>
<p>L&#8217;intento delle istituzioni era quello di ricollocare la popolazione locale e le abitazioni, ricostruendo così la struttura sociale delle comunità. Questo piano è stato pesantemente criticato dalla gente e ha causato enormi disordini, portando alla disobbedienza civile e manifestazioni organizzate, che però hanno avuto scarsi risultati.
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