Chi è Catia Porri: età e infanzia dell’ex bambina nascosta

La storia di Catia Porri è qualcosa di comune. Proprio per questo combatte con le famiglie che hanno subito lo “statuto dello stagionale”.

Catia porri
Fonte Foto Facebook @CatiaPorri

Catia Porri è stata, nella sua infanzia, una bambina fantasma. Infanzia estremamente difficile ma che l’ha resa quella che è oggi. Una donna forte, estremamente acculturata e che si batte fortemente per i diritti di bambini che devono vivere nascosti.

Catia Porri: età e storia

  • Nome e cognome: Catia Porri
  • Data di nascita: anni ’50
  • Età: Non disponibile
  • Segno Zodiacale: Non disponibile
  • Partner: Non disponibile
  • Luogo di nascita: Firenze

L’infanzia di Catia Porri

La sua infanzia, potremmo definirla, traumatica. Costretta a spostarsi per vari problemi di lavoro in famiglia. Prima Siena e poi Zurigo. In Svizzera, dopo un periodo non facilissimo data la mancanza di proprietà della lingua e un trattamento che oseremo dire di bullismo dei compagni di scuola, la sua storia arriva ad un punto di rottura.

Dopo pochi mesi, la famiglia Porri riceve la visita della polizia con una lettera che gli indicano che la loro figlia avrebbe dovuto lasciare la Svizzera perché il permesso di soggiorno non era annuale e di conseguenza non potevano avere con sé la loro Catia. Sarebbe potuta tornare solo con un visto turistico della durata di 6 mesi.

A quel punto, Catia Porri vivrà nascosta e inizia il suo periodo di clandestinità che la porta a vivere in una mansarda in un edificio in uno dei quartieri ricchi di Zurigo. La piccola Catia non poteva neanche muoversi, doveva essere un autentico fantasma. Anche il viaggio ufficiale in Italia per ottenere l’espatrio era problematico con il rientro in Svizzera nascosta nel cofano dell’Alfa rossa dei genitori.

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Dopo il permesse annuale per i genitori, Catia ritorna in libertà con tante difficoltà. Però questo non le impedisce di mettersi al servizio e in difesa dei diritti degli altri. Con la sua associazione “Tesoro” si dedica proprio alla difesa delle famiglie che subiscono le conseguenze dello “statuto dello stagionale” in Svizzera. L’obiettivo è far emergere, con tutte le testimonianze del caso, il tema della violazione dei diritti umani che vengono violati attraverso una legge che non permette il ricongiungimento delle famiglie. Oggi da Serena Bortone potremmo saperne certamente di più su.

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