Mix di vaccini, un azzardo? Che cosa significa e cosa sappiamo finora

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:00

Lo chiede anche Mario Draghi: l’agenzia del farmaco dovrebbe esprimersi circa il cosidetto “mix di vaccini”. Di cosa si tratta?

Mix di Vaccini (AdobeStock)
Mix di Vaccini (AdobeStock)

Non si può di certo giocare al piccolo chimico quando si tratta di vaccini anti-Covid. Eppure, la possibilità di cambiare tipologia di vaccino tra la prima e la seconda dose attira l’interesse di molti paesi. É semplicemente a questo che ci si riferisce quando si parla di “mix di vaccini“.

La questione è tanto cruciale che anche il premier Mario Draghi, parlando dal Consiglio Europeo di Bruxelles, ha sollecitato l’EMA (agenzia europea del farmaco) ad esprimersi in merito.

Il motivo? Sopperire ad eventuali carenze logistiche o dell’offerta di determinati sieri, come Pfizer o Astrazeneca. Ma cosa sappiamo finora al riguardo?

Mix di vaccini, cosa dicono gli studi?

Roberto Giacomelli, direttore di immunologia presso il campo biomedico di Roma, si è espresso positivamente in merito ai microfoni di Tagadà, su La7. La scarsa disponibilità dei vaccini renderebbe necessaria questa pratica, per la necessità di proteggere quanti più cittadini e cittadine possibili.

Ma gli interrogativi sono ancora molti. Le sperimentazioni sono ancora rare. Secondo Silvio Garattini, presidente dell’istituto “Mario Negri”, raggiunto sempre dalla redazione di Tagadà, la questione principale riguarda la diversa tecnologia dei vaccini (RNA messaggero, vettoriale o basato sulle proteine).

In accordo ad uno studio condotto per la rinomata rivista scientifica The Lancet, gli adulti di età pari o superiore a 50 anni che hanno ricevuto due dosi diverse di vaccino a tecnologia differente (una di Pfizer-BioNTech e l’altra di AstraZeneca) hanno riportato più effetti collaterali più fastidiosi, ma comunque lievi e moderati. Nessun rischio maggiore di ospedalizzazione è stato registrato con un campione di quasi 500 persone.

Uno studio spagnolo, inoltre, dimostrerebbe la maggiore produzione di anticorpi e dunque un’immunizzazione maggiore per chi opta per due sieri diversi. Ma i numeri sono ancora troppo piccoli per esprimersi definitivamente.

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Il mix di vaccini velocizzerebbe sensibilmente la campagna vaccinale. Bisognerà attendere i dati scientifici definitivi per un auspicato via libera in tal senso.