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<p><strong>L&#8217;emergenza Covid coglie impreparati gli ospedali ma il male arriva da molto più lontano. La triste storia di Antonina.</strong></p>
<figure id="attachment_103545" aria-describedby="caption-attachment-103545" style="width: 1271px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-103545 size-full" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/11/Antonina-ZappalaÌ-livesicilia-1.jpg" alt="" width="1281" height="841" /><figcaption id="caption-attachment-103545" class="wp-caption-text">antonina zappalà</figcaption></figure>
<p>Morire ancora prima di avere scoperto di avere il Covid. A 73 anni, dimenticata in una barella per 30 ore, in uno degli ospedali più importanti e rinomati della Sicilia. <strong>Un male che arriva da molto lontano, non dal nosocomio etneo</strong>. Perché se oggi in tutta Italia le ambulanze che trasportano malati di coronavirus sono costrette a fare la fila davanti ai pronto soccorso, o se si muore in auto come è successo ad un uomo in attesa di essere visitato, il vero problema è che non siamo pronti ad una nuova emergenza.</p>
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<p>Eppure dovremmo essere preparati, vista la prima ondata Covid e le migliaia di persone che hanno perso la vita, soli, abbandonati a se stessi, accompagnati al cimitero dai camion cupi dell&#8217;esercito. No, non siamo pronti se c&#8217;è ancora chi muore perché deve aspettare. E allora, chi passa le giornate a decidere quale negozio deve chiudere, dovrebbe iniziare dagli ospedali a studiare come si possa cercare di sopravvivere al virus. <strong>Antonina Zappalà non ce l&#8217;ha fatta, e la sua famiglia è indignata.</strong></p>
<p><strong><em>LEGGI ANCHE >;>;>; <a href="https://www.chenews.it/2020/11/04/zangrillo-stampa-coronavirus-bugie/">Coronavirus, sentite Zangrillo: I media dipingono realtà distorta</a></em></strong></p>
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<h2>30 ore in barella, l&#8217;agonia e la morte, a 73 anni: poi hanno scoperto che era positiva, troppo tardi</h2>
<p><em>“Due giorni di agonia</em> – hanno ricostruito i familiari di Antonina, in un esposto alla Procura – <em>tra dolori atroci e la mancata applicazione delle procedure previste per i cittadini che chiedono assistenza con i sintomi del coronavirus”.</em></p>
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<p>Secondo quanto riferisce Sicilia Live, per ricostruire ogni tassello di questa vicenda, i familiari hanno mobilitato un team di avvocati composto da <strong>Carmela Allegra, Emanuele Gullo e Francesca Carrabba</strong>. I figli di Antonina hanno conservato le registrazioni audio e i messaggi vocali di quei due giorni tra casa e ospedale.</p>
<p>Il tampone, sarebbe stato fatto <em>“al secondo giorno in cui chiedeva aiuto”,</em> nel pronto soccorso del <strong>Cannizzaro</strong>. I medici si sarebbero accorti del covid <em>“solo quando era troppo tardi”, “poche ore prima del decesso”</em>.</p>
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<p>Secondo le prove in mano ai figli, t<span style="font-family: Verdana, Geneva, sans-serif; font-size: 15px; color: #222222;">utto inizia il 16 ottobre del 2020, in piena notte, quando Antonina accusa forte mal di testa e dolore nella parte centrale del petto. </span>Dopo poche ore si reca nel reparto di neurologia dell’ospedale Cannizzaro per una visita programmata col neurologo: soffre di ipertensione e ha un principio di demenza senile.</p>
<p>Poi l’arrivo in pronto soccorso “una dottoressa” parla di <strong>“attacchi di panico”. </strong>Antonina è su una sedia a rotelle, invia alla figlia messaggi vocali, ma non ha più la forza per parlare.</p>
<p>Un’ora dopo viene dimessa con la diagnosi di “attacchi di panico”. In otto ore di permanenza in pronto soccorso, <em>“nessuno le ha fatto un tampone per il coronavirus”,</em> sottolineano i legali<em> “e quello che è accaduto fino a quel momento, sommato a quello che accadrà il giorno dopo, sarà determinante per cagionare il decesso”.</em></p>
<p>Dopo la dimissione dall’ospedale, Antonina passa una notte infernale, non riesce a prendere sonno, ha dolori al petto e mal di testa, non riesce a parlare. Il 17 ottobre, i familiari di Antonina chiamano il 118. L’ambulanza arriva alle 10.40, ma non è medicalizzata. Serve una seconda ambulanza, che giungerà nei pressi dell’abitazione 45 minuti dopo.</p>
<p>Antonina si reca per il secondo giorno nello stesso pronto soccorso: ancora una volta ottiene il “codice giallo”. Dopo qualche ora la figlia forza il posto di guardia e trova la madre su una lettiga, <em>“fredda, in stato catatonico, di colore giallo e con difficoltà respiratorie”.</em> La figlia chiede che qualcuno intervenga.</p>
<p>Alle 13.00 <em>“Antonina annaspa, perde lucidità”</em>, si legge ancora nell’esposto. Due ore dopo la dottoressa di turno comunica che la signora ha il cuore compromesso e che si trova in gravissime condizioni. Passa ancora tempo, sono circa le 18.00, ma dopo circa 30 ore dalla prima richiesta di assistenza Antonina <strong><a href="https://www.chenews.it/2020/11/02/romina-carrisi-rischio-covid/">è sottoposta al tampone per il Covid-19</a></strong> e risulta positiva.</p>
<p>Deve essere trasferita al Policlinico. Per i famigliari scatta l’isolamento. Un’ora dopo il responso del tampone, però, la signora muore.</p>
<p><em>&#8220;Non possiamo accettare quello che è successo, ci siamo rivolti al sistema sanitario e nostra madre –</em> dicono i figli –<em> è stata abbandonata su una lettiga”.</em></p>
<p><em><strong>LEGGI ANCHE >;>;>; <a href="https://www.chenews.it/2020/11/04/milano-cremato-se-residente/">Coronavirus, a Milano sei cremato solo se residente: è caos</a></strong></em></p>
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