<p><strong>Una rete di pedofili che si scambiava foto di minori e alcuni pare avessero rapporti intimi con loro. Tra gli arrestati, un carabiniere.</strong></p>
<p><img class="aligncenter wp-image-96761 size-full" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/10/carabinierepedofilo.jpg" alt="" width="1280" height="759" /></p>
<p><strong>Un carabiniere arrestato perché accusato di pedopornografia</strong>. Pare che l&#8217;uomo scaricasse immagini hard di minori addirittura dal computer da dove lavorava all&#8217;interno della caserma, a Napoli. Usavano messaggi crittografati, ed erano in tanti. Si scambiavano immagini e si presume avessero anche rapporti veri e propri con minorenni che poi mostravano ai loro &#8216;amici&#8217; pedofili di chat.</p>
<p>Ma la Procura di Catania con la clooaborazione della Polizia Postale della città etnea, li ha scovati e ha effettuato arresti e controlli in tutta Italia. I pedofili erano ramificati a Bolzano, Brescia, Catania, Chieti, Como, Lecco, Milano, Napoli, Parma, Pisa, Roma, Savona, Sassari, Torino, Treviso e Varese, ma anche all&#8217;estero. Tre gi arrestati, compreso il carabiniere.</p>
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<h2>Carabiniere scaricava immagini porno di bambini: anche filmati di veri e propri rapporti, tre arresti</h2>
<p>Le indagini della Procura di Catania hanno scoperchiato l’esistenza di una rete che, tramite chat di messaggistica, si scambiava <strong><a href="https://www.chenews.it/2020/09/25/abusi-sessuali-chiesa-minore/">contenuti pedopornografici</a></strong> e condivideva anche esperienze sessuali personali con minorenni.</p>
<p>A portare avanti le indagini, anche il Centro Nazionale di contrasto alla pedofilia online, che ha portato all&#8217;arresto di tre persone, di cui due a Napoli: il carabiniere arrestato è un impiegato della Forestale, che stando a quanto risultato dalle indagini, utilizzava il computer della caserma per connettersi online e scaricare o condividere materiale pedopornografico.</p>
<p>Nelle chat dei pedofili sono state trovate foto e video, catalogati in base a età, etnia e sesso, che ritraevano abusi su minori, <strong>anche neonati</strong>, con vergognose pratiche di sadismo. In qualche occasione, i partecipanti alle chat condividevano anche le loro esperienza personali di rapporti sessuali con minori. Ora si cercano le vittime di tali abusi per ricostruire completamente i reati commessi dagli arrestati e i loro affiliati in rete.</p>
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