Suicidio Napoli, “ciao so dove abiti”: Attenti, ci sono altri mascherati tra noi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:07

L’allarme di una mamma: ci sarebbero altri psicopatici che si nascondono dietro la maschera di Jonathan Galindo. Facciamo attenzione.

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Gli adolescenti corrono pericoli in rete. Questo è risaputo ma dopo il suicidio dell’undicenne di Napoli, il tema challenge e psicopatici che si nascondono nel mondo sommerso di internet, è venuto fuori con tutta la sua drammaticità. E non si dica che se ne parla troppo solo perch° c’è stato un morto: se sarà necessario ne parleremo tutti i giorni.

E soprattutto saranno i genitori a doverlo fare dopo le testimonianze choc di alcuni amici dell’undicenne che si è gettato dal decimo piano: “se l’uomo nero ci chiedeva di seguirlo, ci saremmo buttati anche noi”. Terrificante, se fosse vero, perché anche i ragazzi tendono ad esagerare presi dall’attenzione mediatica. Però ne basta uno che lo faccia, ed già un dramma, un problema gravissimo da superare. Secondo una mamma napoletana intervistata daIl Messaggero : “ci sono altri adolescenti coinvolti nel gioco di Jonathan Galindo”. 

Il personaggio di Jonathan Galindo è stato creato da un costumista, nulla a che vedere con i pazzi che ora usano quella maschera inquietante per spaventare i bambini e coinvolgerli in giochi al massacro che spesso hanno il loro drammatico epilogo nel suicidio. «Il primo episodio che mi è stato riferito risalirebbe al periodo del lockdown – spiega al Messaggero la mamma di Napoli – una ragazzina, 14 anni da compiere, è stata contattata su Instagram», poi un altra esca: «A riferirlo un altro 14enne che ha un fratello minore coetaneo del bambino che è morto. Il più piccolo gli ha detto di essere stato contattato da Jonathan Galindo».

Contattato da Jonathan Galindo. Ma come fanno i maniaci che si nascondono dietro la maschera di Pippo a contattare i giovanissimi?

Suicidio Napoli, “ciao, so dove abiti” come Jonathan Galindo adesca i giovanissimi

La donna di Napoli che ha raccontato le sue paure al Messaggero, spiega che la morte dell’11enne ha profondamente turbato il figlio che oggi vivrebbe nel terrore: «Non vuole andare nemmeno in bagno da solo». Sa tutto: ho preferito affrontare io l’argomento, gli ho mostrato profili fake e gli ho detto che, fisicamente, nessuno ha quelle sembianze mostruose».

Sa tutto. Questa è la chiave per tenere lontani i nostri figli dai pericoli della rete: parlare. Soiegare che i mostri non esistono, spiegare che i genitori sono l’unica speranza di aiuto. Raccontare dei pericoli di un mondo che nella realtà non esiste: internet. Sfruttare la rete per divertirsi, non per avere paura.

Una psicologa, sulla vicenda dell’undicenne di Napoli ha affermato: “E’ sbagliato parlare di suicidio… Il bambino era semplicemente in fuga da un pericolo…”. Di solito i delinquenti che si nascondono dietro il personaggio di Jonathan Galindo, vanno in cerca di vittime su Facebook, Tik Tok e Instagram, il loro primo approccio è sempre lo stesso: “So dove abiti”.

“Tanti suoi amichetti prima di vivere tutto questo mi hanno detto che avrebbero fatto lo stesso. Sarebbero scappati anche loro, spingendosi giù…”. Salvare i nostri figli non è difficile, basta stargli vicini.