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<p><strong>I ragazzi e il web, un rapporto non sempre costruttivo. Dal gioco alla morte il passo è oggi purtroppo breve, la parola dell&#8217;esperto.</strong></p>
<figure id="attachment_93862" aria-describedby="caption-attachment-93862" style="width: 1269px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-93862 size-full" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/10/Bambino-computer-collage.jpg" alt="" width="1279" height="791" /><figcaption id="caption-attachment-93862" class="wp-caption-text">jonathan galindo pc, foto web</figcaption></figure>
<p>La vicenda del bambino suicidatosi a <strong>Napoli</strong>, a soli <strong>11 anni</strong> lanciandosi dal balcone di casa sua al decimo piano, ha sconvolto l&#8217;opinione pubblica. Il gesto del ragazzino, che in un biglietto lasciato poco prima di lanciarsi, oltre a <strong>chiedere scusa alla madre</strong>, faceva riferimento ad un <strong>&#8220;uomo nero&#8221;</strong>, resta per molti assurdo. Anche per la famiglia, al quale il bambino non aveva mai dato problemi, tranquillo, integrato, impegnato nello sport.</p>
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<p>E allora cosa ha spinto il giovane ragazzo ad un gesto tanto estremo quanto apparentemente folle? La risposta spesso circola sul <strong>web</strong>, <strong>giochi on line</strong>, macabri, autolesionisti, che alla fine prevedono il suicidio. Vortici virtuali nei quali si cade e non si riesce più a venirne fuori. Quanto sono indifesi i ragazzi in certe circostanze? Quanto conta in questi casi essere lucidi a non farsi coinvolgere in situazioni sgradevoli o poco chiare?</p>
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<h2>Bimbo suicida a Napoli, la paura corre sul web</h2>
<figure id="attachment_93736" aria-describedby="caption-attachment-93736" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-medium wp-image-93736" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/10/Jonathan-Galindo-650x366.jpg" alt="Jonathan Galindo" width="650" height="366" /><figcaption id="caption-attachment-93736" class="wp-caption-text">Jonathan Galindo (Facebook)</figcaption></figure>
<p>Il criminologo e psicologo <strong>Guido Orsi</strong>, in merito alla vicenda del bambino suicidatosi a Napoli, ha parlato dell&#8217;<strong>oscurità del web</strong>, di quel lato buio della rete che può inghiottire senza nemmeno che ce ne si accorga. Ha spiegato che la notte molti ragazzi navigano ancora in rete, e spesso è in quel momento che si fanno gli incontri peggiori. E inoltre ha spiegato che l&#8217;alienazione, il fatto di entrare in una modalità di smarrimento e suggestione è purtroppo una delle cose che oggi possono succedere in rete ai ragazzi.</p>
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<p><a href="https://www.chenews.it/2020/10/01/uomo-nero-bimbo-suicida/">Chi è davvero l&#8217;uomo nero? Chi è Jonathan Galindo?</a> e soprattutto quanto riescono a suggestionare i nostri ragazzi. Spingerli verso giochi <strong>perversi</strong> e fortemente autolesionistici. La paura dell&#8217;uomo nero, di cui il bambino di Napoli parlava nel suo ultimo biglietto, è qualcosa di terrificante che nemmeno conosciamo. <a href="https://www.chenews.it/2019/04/17/monza-omicidio-gta-6-arresti/">Blue Whale, Jonathan Galindo, sono prodotti del web che non conosciamo</a>, che forse nemmeno immaginiamo possano esistere davvero, e quindi la nostra percezione tende ad escluderli. Ma i ragazzi no, i ragazzi magari <strong>vanno oltre</strong>, forse anche troppo.</p>
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