Quota 100 verso l’abolizione, quali sono le novità in vista per le pensioni?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:05

La cancellazione di quota 100 è ormai sempre più probabile. I sindacati sono già in protesta e all’orizzonte le prospettive non solo delle più rosee 

Quota 100
Fonte foto: (nextquotidiano.it)

La prospettiva che il pensionamento anticipato di quota 100 (aver compiuto 62 anni e aver versato i contributi per 38 anni) venga abolito nel 2022 si fa sempre più concreta. Una decisione approvata dal Governo Conte nel 2018 che il Premier però sembra intenzionato a rivedere.

Un’indiscrezione che se venisse confermata creerebbe delle disuguaglianze tra chi ha potuto beneficiarne e chi invece non può farlo. I sindacati, in particolar modo Ugl hanno puntato il dito contro il primo ministro a causa di questa sua considerazione. Alla base di questo cambiamento sembra ci sia un tentativo di volersi ingraziare la Germania per quanto concerne il Recovery Fund. D’altronde Berlino non ha mai digerito l’introduzione di quota 100.

I numeri però parlano chiaro: oltre 300mila lavoratori sono andati in pensione in anticipo e ciò ha favorito l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani. Prima che la pandemia facesse capolino la disoccupazione in Italia si era  ridotta dell’1%, mentre quella giovanile del 4%. Insomma testimonianze tangibili che lo strumento stava funzionando decisamente bene.

I sindacati però non hanno intenzione di arrendersi e soprattutto non vogliono nemmeno contemplare l’ipotesi di ritornare alla legge Fornero. Piuttosto sono spingono per l’abolizione del Reddito di Cittadinanza per cercare di evitare perdite di denaro pubblico.

Quota 100: ecco lo scenario più probabile dopo l’abolizione

Pensioni
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Dunque cosa dovranno fare i lavoratori a partire dal 2022 per andare in anticipo in pensione e non dover aspettare il compimento dei 67 anni? Il Governo in tal senso sta ponderando Quota 102. Di cosa si tratta nello specifico? Consiste nell’uscita anticipata dal mondo del lavoro a 64 anni con versamento di contributi per almeno 38 anni.

C’è però una condizione da dover “accettare”, ovvero un taglio del 2,8-3% della pensione calcolata con il metodo contributivo per ogni anno fino al raggiungimento dell’ordinario pensione di vecchiaia.

Per le persone nate a ridosso degli anni ’60 potrebbe però essere un sacrificio di non poco conto visto che buona parte della pensione viene calcolata con il modello misto retributivo (fino al 1996).