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<p><strong>Genitori e zia segregavano un bimbo per potere uscire tranquilli da casa lasciandolo solo: per terrorizzarlo usavano &#8216;la voce del diavolo&#8217;.</strong></p>
<p><img class="aligncenter wp-image-78972 size-full" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/07/SARDEGNA30.jpg" alt="" width="1280" height="838" /></p>
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<p><strong>La voce del diavolo</strong> la registravano loro, con la voce camuffata, poi con il cellulare veniva <strong>trasmessa nella stanza buia</strong> dove veniva rinchiuso il bambino di <strong>11 anni</strong>. Così genitori e zia torturavano il bimbo salvato dai carabinieri di <strong>Arzachena</strong> da una condizione di segregazione e torture in quella che è stata ribattezzata <strong>&#8220;la villetta degli orrori&#8221;</strong>.</p>
<p>Per i tre orchi è arrivata <strong>una condanna esemplare: otto anni</strong> per sequestro di persona e maltrattamenti. E sono emersi agghiaccianti dettagli sulle torture inferte al piccolo.</p>
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<p>Secondo il giudice del Tribunale di<strong> Tempio, Marco Contu</strong>, che ha firmato le motivazioni della sentenza, i tre condannati sarebbero <em>&#8220;<strong>persone prive del benché minimo senso morale</strong> e di umanità, <strong>spietate e senza scrupoli</strong>, le quali non hanno esitato ad abusare, letteralmente torturandolo, di un soggetto di minore età assolutamente indifeso e alla loro mercé&#8221;</em>.</p>
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<p>Sono state depositate ieri le motivazioni delle condanne, motivazioni che chiariscono anche le <strong>ragioni per cui il piccolo veniva richiuso</strong> e terrorizzato, ovvero dall&#8217;<strong>esigenza dei famigliari di trascorrere del tempo fuori casa, a divertirsi</strong>, senza doversi curare del piccolo, che veniva lasciato nella sua stanza, con porte e finestre sbarrate, al buio, privato anche del letto, due pagnotte rafferme e una bottiglia d&#8217;acqua più un secchio dove fare i bisogni.</p>
<p>Così l&#8217;11enne trascorreva serate e nottate intere, mentre i genitori uscivano per andare a cene con amici e feste in famiglia. La notte del 29 giugno 2019, il bambino chiamò il 112 da un cellulare senza scheda telefonica per chiedere aiuto ai carabinieri.</p>
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<p>Fu ricostruito così, in che modo &#8211; <em>&#8220;accanimento maligno e per certi versi perverso&#8221;</em> &#8211; i familiari segregavano il bimbo. &#8220;<em><strong>Non si tratta di follia</strong>, ma puramente e semplicemente di <strong>cinismo, d&#8217;insensibilità</strong> e di deprecabile crudeltà nei confronti di un bimbo ritenuto a volte un ostacolo al trascorrere del tempo fuori casa per divertimento&#8221;.</em></p>
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