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<p><strong>Cos’è la Molka e perché le donne di mezzo mondo la temono e la considerano niente meno che una sorta di stupro. L&#8217;intimo violato.</strong></p>
<p><img class="aligncenter wp-image-70942 size-full" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/06/MOLKA.jpg" alt="" width="1280" height="852" />Si chiama <strong>Molka</strong>, ed è la nuova paura delle donne di tutto il mondo. L&#8217;hanno considerata come uno stupro, un&#8217;esperienza terribile che lascia il segno.</p>
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<p>Il caso è emerso in tutta la sua drammaticità in Corea del Sud, dove filmare con mini telecamere nascoste le donne nei luoghi pubblici è un fenomeno così diffuso da attribuirgli appunto il nome Molka (dall&#8217;inglese &#8216;Hidden camera crime&#8217;, telecamere miniaturizzate installate segretamente e illegalmente per catturare immagini e video voyeuristici).</p>
<p>Il 9 giugno scorso, <strong>oltre 22mila donne hanno manifestato</strong> a Seoul per chiedere pene più severe contro chi viola la loro intimità.</p>
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<p><strong>Ha Yena</strong>, una donna sudcoreana di 21 anni, ha raccontato che dopo una serata passata con gli amici è andata a dormire in un motel. Nel mezzo della notte, <strong>ha sentito qualcosa tra le sue gambe</strong>.</p>
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<p>Quando si è svegliata non poteva credere ai suoi occhi: c&#8217;era un ragazzo che stava filmando le sue parti intime con un telefonino. “<strong><em>L’unica cosa che sono riuscita a balbettare è stata: ʽChi sei?’”,</em></strong> ricorda.</p>
<p>Ma quello che è successo a lei non è un caso isolato. Nella Corea del Sud, il fenomeno di filmare di nascosto con mini telecamere le donne nei luoghi pubblici e non solo, è diffusissimo.</p>
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<p>Metropolitane, supermercati, uffici, scuole e persino bagni pubblici, sono questi i luoghi prediletti dai <strong>cyberguardoni</strong> per rubare le immagini di donne inconsapevoli. I video, poi, vengono pubblicati su siti pornografici.</p>
<p><em>“Oggi le donne coreane indossano maschere per coprirsi i volti e cercano i buchi nel muro quando vanno nei bagni pubblici”,</em> ha scritto su Twitter <strong>Raphael Rashid,</strong> giornalista a Seoul. <em>“Le telecamere sono nascoste nel muro e persino dentro la toilette. Questi crimini sono dilaganti, e vengono commessi anche in bagni pubblici, palestre, piscine e strutture ricettive”.</em></p>
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<p>Le donne sudcoreane non ne possono più di vedere violata la loro intimità e sono scese in piazza per dire che questa è una forma di violenza sessuale, <strong>un vero stupro.</strong> Il 9 giugno scorso, oltre 22mila donne, vestite di rosso e con il volto travisato, hanno manifestato a Seoul al grido di <em><strong>“La mia vita non è il tuo film porno”</strong></em> chiedendo al governo di intervenire con leggi più severe e la certezza della pena contro i responsabili di “molka”.</p>
<h2>La Molka, trattamento diverso se la vittima è un uomo</h2>
<p><img class="aligncenter wp-image-70947 size-full" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/06/MOLKA2.jpg" alt="" width="768" height="532" /></p>
<p>A fare inferocire ulteriormente le sudcoreane è stato un episodio avvenuto all&#8217;inizio di maggio quando una donna di 25 anni<strong> è stata arrestata</strong> per aver filmato e diffuso l’immagine di un modello maschile nudo in posa per un corso d’arte all&#8217;Università Hongik di Seul, senza che lui lo sapesse.</p>
<p>In quel caso, <strong>la polizia individuò subito la responsabile</strong>, che adesso rischia una multa molto salata o una pena <strong>fino a un anno di carcere</strong>.</p>
<p>Il collettivo anonimo &#8220;Il Coraggio di essere scomodo&#8221;, all&#8217;origine della marcia del 9 giugno, ha spiegato in un comunicato stampa che il trattamento della vittima dell&#8217;Università Hongik ha perfettamente illustrato i problemi affrontati dal vittime di “molka”:</p>
<p><em><strong>“Il modo in cui il pubblico reagisce a una vittima maschio o femmina è molto diverso.</strong> Mentre un video contro un uomo viene considerato un crimine, la ripresa di una donna viene considerata al massimo un porno”.</em></p>
<p>Secondo i calcoli della polizia, tra il 2013 e il 2017 ci sono stati <strong>più di 6.000 casi di “molka”</strong> <strong>ogni anno</strong>. Ma il numero effettivo è probabilmente molto più grande. E la stragrande maggioranza dei responsabili sono uomini.</p>
<p>La maggior parte delle vittime, donne. <em>“La paura che le donne provano nei confronti delle telecamere spia non è sproporzionata, è razionale”</em>, ha detto <strong>Chang Dahye</strong>, ricercatore presso l&#8217;Istituto coreano di criminologia. <em>“Non sono solo foto di sesso</em> – ha aggiunto – <em>ci sono video di donne che<strong> fanno pipì in bagno</strong>, foto di donne in bikini, a casa, che camminano per strada”.</em></p>
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