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<p><strong>Secondo un&#8217;analisi della Fondazione Gimbe, Lombardia, Piemonte e Liguria non sono pronte alla riapertura tra Regioni. La Lombardia prepara una querela.</strong></p>
<p><img class="aligncenter wp-image-63881 size-full" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/05/sindaci-1.jpg" alt="" width="800" height="518" /></p>
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<p>Secondo un&#8217;analisi della Fondazione <strong>Gimbe,</strong> Lombardia, Piemonte e Liguria non sono pronte, dal punto di vista epidemiologico, alla riapertura tra Regioni di cui si discute per il 3 giugno.</p>
<p>&#8220;<em>Le analisi post lockdown della fondazione Gimbe dimostrano che in queste tre Regioni si registra <strong>la percentuale più elevata</strong> di tamponi diagnostici positivi e il maggior incremento di nuovi casi&#8221;</em>, si legge in una nota.</p>
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<p>La Fondazione, per arrivare alle sue conclusioni, ha valutato tre elementi nel periodo 4-27 maggio: <strong>percentuale di tamponi</strong> diagnostici positivi, tamponi diagnostici per 100mila abitanti, incidenza di nuovi casi per 100mila abitanti.</p>
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<p>Lombardia, Piemonte, Liguria, Puglia ed Emilia-Romagna risultano<strong> superiori alla media</strong> nazionale per quanto riguarda la percentuale di tamponi diagnostici positivi, ma anche per l&#8217;incidenza di nuovi casi per 100.000 abitanti rispetto alla media nazionale: la Lombardia ne ha 96, la Liguria 76 e il Piemonte 63.</p>
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<p><em>&#8220;Il governo</em> &#8211; commenta <b>i</b>l Gimbe &#8211; <em>a seguito delle valutazioni del Comitato Tecnico-Scientifico si troverà di fronte a tre possibili scenari: il primo, più rischioso, di riaprire la mobilità su tutto il territorio nazionale.</em></p>
<p><em>Il secondo, un ragionevole compromesso, di mantenere le limitazioni solo nelle 3 Regioni più a rischio, con l&#8217;opzione di consentire la mobilità tra di esse; il terzo, più prudente, di prolungare il blocco totale della mobilità interregionale, fatte salve le debite eccezioni attualmente in vigore&#8221;</em>.</p>
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<p>Negli ultimi 20 giorni la Lombardia ha avuto il 6% di tamponi diagnostici positivi, termine che indica i tamponi fatti per la diagnosi del Sars-Cov-2 ed esclude quelli eseguiti per confermare la guarigione virologica o per la necessità di ripetere il test.</p>
<p>Un numero &#8220;particolarmente rilevante&#8221;, insieme a quello della Liguria, pari al 5,8%. A fronte di una media nazionale del 2,4% di tamponi diagnostici positivi, le altre regioni che ne hanno una percentuale più alta della media sono il Piemonte (con il 3,8%), la Puglia (3,7%) e l&#8217;Emilia Romagna (2,7%).</p>
<h2>Attacco alla Lombardia</h2>
<p><img class="aligncenter wp-image-61409 size-full" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/05/GettyImages-929111698-FONTANA-2.jpg" alt="" width="800" height="534" /></p>
<p>&#8220;<em>Dalla Lombardia vediamo una smania quasi ossessiva nel riaprire perché è il motore economico d&#8217;Italia. Però la nostra grossa preoccupazione è che la Regione Lombardia sarà quella che uscirà per ultima da questa tragedia nazionale perché è ovvio che la volontà politica non è quella di dominare l&#8217;epidemia, ma di ripartire al più presto con tutte le attività e questo non lascia tranquilli&#8221; &#8211;</em> lo ha detto il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta.</p>
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<p><em>&#8220;La Lombardia</em>, ha aggiunto, <em>ha avuto probabilmente una enorme diffusione del contagio prima del caso di Codogno e probabilmente le misure del lockdown dovevano essere più rigorose e intensive. Avevamo chiesto ad esempio, la chiusura della Lombardia come successo a Wuhan, perché quel livello di estensione dei contagi così alto non poteva che essere la testimonianza che il virus serpeggiava in modo molto diffuso già a febbraio&#8221;.</em></p>
<p><em>&#8220;Questo,</em> ha concluso il presidente Gimbe, <em>non è stato fatto, sono state prese una serie di non decisioni, come la mancata chiusura di Alzano e Nembro, che ha determinato la diffusione incontrollata nella bergamasca&#8221;.</em>
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