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<p><strong>La Regione Lombardia non fa i tamponi agli infermieri che assistono a domicilio i malati di coronavirus con ossigenoterapia. E non solo.</strong></p>
<p><img class="aligncenter wp-image-63406 size-large" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/05/INFERMIERI-GETTY-1-1024x683.jpg" alt="" width="696" height="464" /></p>
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<p>Rischiano la vita esattamente come quelli che lavorano in ospedale, spesso si dividono tra strutture e abitazioni: sono gli<strong> infermieri domiciliari,</strong> che durante l&#8217;epidemia curano i contagiati non gravi presso le loro case.</p>
<p>Con tutti i rischi che ne conseguono, ma non è questo a fermare infermieri e infermiere. <strong>Chi tenta di fermarli,</strong> secondo <strong>Massimo Sparpaglione,</strong> presidente dell’associazione ASSEDO, <strong>è la Regione Lombardia</strong> che non fa loro i tamponi e non paga regolarmente gli stipendi.</p>
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<p><strong>Potrebbe interessarti <a href="https://www.chenews.it/2020/05/27/erika-omar-dinardo/">Erika e Omar, un tempo indivisibili, che fine hanno fatto?</a></strong></p>
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<p>Gli infermieri domiciliari sono stati e continuano a restare di fondamentale importanza per tutte quelle cure ritenute cruciali dalla comunità scientifica in modo da evitare che gli ospedali esplodano.</p>
<p>Ma la Lombardia non rimborsa i soldi investiti dalle cooperative e dalle imprese: da anni questi servizi forniscono i dispositivi di protezione agli operatori sanitari accolti nelle case.</p>
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<h2 id="adv-Bottom">Infermieri senza tamponi, mascherine e stipendi</h2>
<figure id="attachment_63407" aria-describedby="caption-attachment-63407" style="width: 790px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-63407 size-full" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/05/INFERMIERICASA-GETTY.jpg" alt="" width="800" height="534" /><figcaption id="caption-attachment-63407" class="wp-caption-text">(Photo by Marco Di Lauro/Getty Images)</figcaption></figure>
<p><em>“Il nostro sistema sanitario deve capire</em> &#8211; spiega all&#8217;Agi <strong>Massimo Sparpaglione</strong> &#8211;<em> che se noi andiamo in giro per il territorio<strong> ci deve essere data la possibilità di fare i tamponi.</strong> Alcuni dei nostri associati sono riusciti perché avevano pazienti Adi Covid e le strutture dove andavano gli garantiva il test. </em></p>
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<p><em><strong>Per molti altri non è accaduto.</strong> Questi tamponi andrebbero fatti in modo continuativo perché, se anche sono negativo oggi, non è detto che lo sia dieci giorni dopo, visto che continuo a visitare pazienti”.</em></p>
<p><strong>Potrebbe interessarti <a href="https://www.chenews.it/2020/05/26/andrea-bocelli-positivo-covid/">Andrea Bocelli positivo al Covid, ora è guarito e dona il sangue</a></strong></p>
<p>Un altro problema evidenziato da Sparpaglione è quello <em>“della protezione dei lavoratori che richiede un considerevole incremento dei costi”. </em><em>“Quando andiamo nelle case &#8211; </em>continua<em> &#8211; <strong>garantiamo che i nostri operatori e i pazienti siano protetti,</strong> non diventando veicoli di diffusione. </em></p>
<p><em>Dopo due mesi e mezzo dall’inizio di questo servizio che c’è stato chiesto dalla Regione <strong>non sappiamo quanto ci pagheranno e se ci pagheranno per l’acquisto dei dispositivi.</strong> Abbiamo fatto presente nelle diverse mail inviate alla Regione e alla Prefettura che gli erogatori di servizi non possono sopportare spese ben al di sopra delle remunerazione riconosciuta. </em></p>
<p><em><strong>Il rischio è che falliscano </strong>con le ovvie conseguenze nefaste per gli assistiti. Il limite di budget sarà raggiunto ben prima della fine del 2020 e noi stiamo dando questo servizio senza avere la certezza di un pagamento perché non hanno mai voluto stabilire quanto è. </em></p>
<h2>Gli stipendi</h2>
<p><img class="aligncenter wp-image-63408 size-full" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/05/INFERMIERI2-GETTY.jpg" alt="" width="800" height="565" /></p>
<p>Ad alcune delle cooperative e delle imprese che gestiscono i servizi domiciliari sono arrivate lettere nelle quali le Ats <strong>avvertono che hanno sforato il budget</strong> del primo trimestre del 2020. In pratica, il lavoro &#8216;straordinario&#8217; sostenuto durante questo periodo, quando il numero dei pazienti è perlomeno raddoppiato, non può essere retribuito agli infermieri.</p>
<p>Alle diverse richieste di aiuto mandate in questi mesi da ASSEDO, <em><strong>&#8220;la Regione non ha mai risposto</strong> mentre la Prefettura ci ha fatto sapere che ha iniziato un percorso di verifica&#8221;.</em>
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