Peppino Impastato e la lotta a Cosa Nostra: i dettagli della vicenda

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:55

Il giornalista e attivista siciliano Peppino Impastato è ancora oggi ricordato per la sua dedizione nella battaglia contro la criminalità organizzata

Peppino Impastato
Fonte Instagram – @nazionalisti_ufficiale

Peppino Impastato è un nome che evoca alle persone adulte un pezzo della storia d’Italia. Le sue vicende sono state tramandate negli anni e ancora oggi vengono rimembrate ed insegnate ai più piccoli. Anche loro devono conoscere la voglia che l’uomo aveva di mettere fine a quei soprusi che negli anni hanno caratterizzato diverse zone del meridione.

La particolarità della sua esistenza risiede soprattutto nel fatto che è nato è cresciuto in una famiglia composta da mafiosi. Il padre Luigi era stato inviato al confino duranti l’epoca fascista e il cognato del padre era capomafia del paese Cesare Manzella. Anche lo zio e altri parenti erano in combutta con i personalità di spicco della mafia.

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Peppino Impastato: la sua lotta contro la mafia

Peppino Impastato
Fonte Instagram – @fichidindiaamerenda

Per via di ciò, Peppino ebbe fin da subito un rapporto conflittuale con il padre, che lo cacciò di casa visto la discordanza sulle idee politiche. Intraprese una politico-culturale di sinistra e antimafia.

Successivamente iniziò a dare sfogo alla sua battaglia con la fondazione del giornalino L’idea socialista e l’adesione al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. In quegli anni si fece carico delle lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, oltre che degli edili e dei disoccupati.

La vera svolta arriva con la fondazione di “Radio-Aut” insieme ai suoi “compagni”. Uno strumento per denunciare prima la mafia nel suo paese e le speculazione e poi il traffico di droga a livello internazionale, che si celava appunto dietro la realizzazione dell’aeroporto.

Prese di mira il capomafia Tano Badalamenti e il suo rapporto con i politici locali che favorivano le sue losche attività. Un affronto che non è andato giù ai “poteri alti” della criminalità organizzata. Ciò portò il boss “sbeffeggiato” a decretare la sua condanna a morte.

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Peppino Impastato: la morte

Il suo assassinio (fu fatto saltare in aria con addosso una carica di tritolo dopo essere stato immobilizzato sui binari della ferrovia) andò in scena poche ore prima delle elezioni comunali (si era candidato nella lista di Democrazia Proletaria). Era il 9 maggio del 1978 proprio nello stesso giorno in cui a Roma fu ucciso il presidente di Democrazia Cristiano Aldo Moro. Fu rapito dalle brigate rosse e ritrovato senza vita dopo 55 giorni di prigionia in una Renault 4 in Via Caetani. Per questo l’omicidio di Impastato inizialmente passò quasi inosservato.

Inizialmente si parlò di atto terroristico e addirittura di suicidio per via di una lettera trovata durante una perquisizione dell’abitazione di Impastato (in cui comunque non aveva espresso la voglia di togliersi la vita). La madre Felicia Bartolotta e il fratello fin da subito sostennero che si trattava di un delitto mafioso. Nel maggio del 1984 l‘Ufficio di Istruzione Tribunale di Palermo, emise una sentenza che riconosceva la responsabilità alla mafia, attribuita però ad ignoti. Solo dopo anni di continue battaglie legali, nel 2002 Gaetano Badalamenti fu dichiarato colpevole e condannato all’ergastolo.