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<p><strong>Secondo il sociologo Luca Ricolfi il Coronavirus è più grave di quanto si vuol fare credere. L&#8217;Italia rischia migliaia di morti</strong></p>
<figure id="attachment_47072" aria-describedby="caption-attachment-47072" style="width: 686px" class="wp-caption alignnone"><img class="wp-image-47072 size-large" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/03/Luca-Ricolfi-1024x576.jpg" alt="Luca Ricolfi" width="696" height="392" /><figcaption id="caption-attachment-47072" class="wp-caption-text">Luca Ricolfi</figcaption></figure>
<p><strong>Luca Ricolfi</strong> è sociologo e professore ordinario di Analisi dei dati all&#8217;Università di Torino. Analizzando i <strong>dati ufficiali</strong> relativi al <strong>Coronavirus</strong>, ha espresso la sua visione della situazione attuale, nell&#8217;intervista con il quotidiano economico Italia Oggi.</p>
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<p>Il noto sociologo si dimostra <strong>estremamente preoccupato</strong> e consiglia al Paese di fermarsi per contenere l&#8217;epidemia, altrimenti le ripercussioni saranno ben più gravi di una recessione economica. Basandosi sulle sue competenze statistiche, nelle simulazioni eseguite per la Fondazione Davide Hume di cui è presidente, i risultati sono inquietanti. Considerando gli attuali tassi di propagazione, se il virus non sarà contenuto con massicce misure restrittive, il <strong>numero dei decessi aumenterà a centinaia di migliaia di morti</strong>.</p>
<p>Il professore spiega il meccanismo che sta alla base delle sue allarmanti riflessioni: &#8220;Il calcolo si basa su due parametri, uno (relativamente) noto e l&#8217;altro ipotetico. Il parametro noto è che, su 100 infetti, ne muoiono 2 o 3. Questo dato, da solo, ci dice che, ove avessimo 8 milioni di infetti (come in una comune influenza), il <strong>numero di morti</strong> sarebbe compreso <strong>fra 160 e 240 mila</strong>. Il parametro ipotetico è invece il tasso di propagazione del virus, che dipende da tanti fattori e al momento non è noto, ma a mio parere è nettamente superiore a 2 o a 2.5 contagiati per ogni infettato&#8221;.</p>
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<p><strong>Ricolfi valuta le possibili soluzioni e suggerisce al Paese di fermarsi un paio di mesi per contenere l&#8217;espansione del virus</strong></p>
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<figure id="attachment_47075" aria-describedby="caption-attachment-47075" style="width: 686px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-large wp-image-47075" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/03/Ricolfi-Luca-1024x691.jpg" alt="Ricolfi" width="696" height="470" /><figcaption id="caption-attachment-47075" class="wp-caption-text">Luca Ricolfi</figcaption></figure>
<p>L&#8217;accademico non risparmia una frecciatina al governo Conte e dichiara: &#8220;Se anziché straparlare di numero eccessivo di <strong>tamponi</strong> il governo avesse seguito il saggio consiglio del virologo Roberto Burioni di <strong>moltiplicarli</strong>, prevedendoli per chiunque abbia anche solo 37 gradi e mezzo di febbre, oggi la progressione del contagio sarebbe sensibilmente più lenta, e avremmo qualche speranza di fermarlo&#8221;.</p>
<p>Per Ricolfi vi è anche una discrepanza tra numero di<strong> contagi al Nord e al Sud</strong> e le ragioni, secondo la sua riflessioni, sono le seguenti: &#8220;Penso che l&#8217;esplosione dei contagi al Nord sia dovuta a due fattori distinti. Il primo è il caso, ossia che il Nord abbia avuto un <strong>paziente super-spreader</strong> (ultra-capace di infettare), che da solo ha dato luogo a una catena di contagi molto vasta, favorita dai protocolli seguiti nell&#8217;ospedale di Codogno, che per quel che ne so erano quelli vigenti, anche se inadeguati. Il secondo, decisivo, fattore è che sono tutte del Nord le regioni più produttive e internazionalizzate del Paese, ossia Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Io ho fatto calcoli separati per la propagazione al Nord e al Sud e, allo stato attuale dell&#8217;informazione disponibile mi risulta che la velocità di propagazione sia analoga&#8221;.</p>
<p>In conclusione, per il celebre sociologo la soluzione è soltanto una: &#8220;Se ci fermiamo per un paio di mesi e ci occupiamo solo di salvare la pelle, forse potremmo uscirne con una semplice <strong>recessione</strong>, più o meno come nel 2008. Se invece ci intestardiamo a far ripartire l&#8217;economia subito &#8211; ha aggiunto &#8211; potrebbe essere la <strong>catastrofe</strong>. Che a quel punto non si misura sui punti di <a href="https://www.chenews.it/2020/03/02/pilitalia-cattivenotizie-recordnegativo-nonsiripetevadaanni/">Pil</a> perduti ma, come in guerra, sul numero di <strong>morti</strong>&#8220;.
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