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<p><strong>Secondo uno studio fatto da alcuni ricercatori italiani, l&#8217;infarto potrebbe essere causato anche da un batterio intestinale. <img class="aligncenter size-large wp-image-41366" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/01/Virus-1024x512.jpg" alt="Virus" width="696" height="348" /></strong></p>
<p>Le malattie cardiovascolari, che includono infarto del miocardio e ictus, sono le principali cause di mortalità nel nostro Paese.</p>
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<p>I risultati, pubblicati sulla rivista <strong>European Heart Journal,</strong> sono frutto della collaborazione di un team di cardiologi, cardiologi interventisti, anatomopatologi, patologi clinici e biologi, guidato dal Direttore della I Clinica Medica del Policlinico universitario Umberto I, <strong>Francesco Violi</strong>. Lo studio è di fondamentale importanza poiché potrebbe gettare le basi sia per un <strong>vaccino preventivo anti-infarto</strong>, sia per delle terapie mirate da somministrare in fase acuta.</p>
<p>&#8220;La nostra scoperta è coerente con quella di altri ricercatori in Usa che hanno trovato diversi batteri intestinali nel sangue di pazienti infartuati&#8221;, rileva Violi.</p>
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<p>Il lavoro è stato condotto su un <strong>campione di 150 pazienti</strong>. In 50 pazienti colpiti da infarto è stata analizzata la concentrazione della capsula batterica presente nei trombi ed è stata confrontata con quella di 50 pazienti in condizione normale e di 50 soggetti di controllo.</p>
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<p>Nel gruppo degli infartuati è stata rilevata una presenza batterica significativamente superiore rispetto a quella degli altri due gruppi ed è stato possibile dimostrare che il batterio che circolava nel sangue dei pazienti con infarto era <strong>l&#8217;Escherichia Coli,</strong> di origine intestinale. Esso si concentra nel trombo facilitandone la crescita.</p>
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<p>Gli studiosi hanno visto che è possibile fermare l&#8217;infarto a livello sperimentale con una molecola specifica che impedisce al batterio di legarsi con cellule immunitarie specifiche presenti nell&#8217;arteria dove è in atto la formazione del trombo. I prossimi passi, conclude Violi, saranno vedere se l&#8217;inibitore testato su animali possa divenire una cura d&#8217;urgenza nell&#8217;infarto per bloccare il trombo e se un vaccino specifico contro E.coli possa funzionare nella prevenzione dell&#8217;infarto.</p>
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<h2>Il legame tra infarto e batterio intestinale</h2>
<figure id="attachment_41355" aria-describedby="caption-attachment-41355" style="width: 640px" class="wp-caption alignnone"><img class="size-medium wp-image-41355" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2020/01/heart-1767552_640-1-650x424.jpg" alt="Infarto" width="650" height="424" /><figcaption id="caption-attachment-41355" class="wp-caption-text">Attacco di cuore (foto pixabay)</figcaption></figure>
<p>Per comprendere il motivo della presenza batterica, i ricercatori hanno analizzato la <strong>permeabilità intestinale</strong> dei soggetti con infarto, che effettivamente è risultata alterata rispetto ai soggetti di controllo.Questo ha dimostrato che l&#8217;aumentata permeabilità intestinale sia responsabile della traslocazione batterica nel sangue dei soggetti con l&#8217;infarto.</p>
<p>La maggior parte degli infarti si verifica a causa della formazione di un coagulo di sangue (trombo) che va a ostruire una o più arterie coronarie (le arterie che portano sangue ossigenato e sostanze nutritive al muscolo cardiaco), ma i meccanismi che ne sono alla base non sono stati completamente chiariti.</p>
<p>Ogni anno, in Italia più di <strong>100mila persone</strong> sono colpite da queste malattie con un aggravio economico e sociale per le famiglie e per lo Stato.
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