<figure id="attachment_19509" aria-describedby="caption-attachment-19509" style="width: 1190px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-19509" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2019/07/cina-300x200.jpg" alt="" width="1200" height="800" /><figcaption id="caption-attachment-19509" class="wp-caption-text">Il Presidente cinese Xi Jinping (Getty Images)</figcaption></figure>
<p><strong>La Cina non rinuncia all&#8217;uso della forza militare per riunificare al resto del Paese l&#8217;isola di Taiwan che da sempre considera una propria provincia ribelle</strong></p>
<p>Non solo la<strong> guerra commerciale</strong> con gli Stati Uniti di Trump e le proteste che da settimane riempiono le strade e le piazze di Hong Kong di manifestanti che chiedono le dimissioni della governatrice <strong>filocinese Carrie Lam</strong> per il tentativo di far approvare la controversa legge sulle estradizioni in Cina: tra le priorità dell&#8217;agenda geopolitica di Pechino figura anche la <strong>riunificazione</strong> con la madrepatria cinese di <strong>Taiwan</strong>. L&#8217;ex isola Formosa, così ribattezzata dai primi spagnoli che vi approdarono per la sua lussureggiante vegetazione, dove trovarono riparo <strong>Chiang Kai-shek</strong> ed i suoi fedelissimi dopo il trionfo della fazione comunista guidata da <strong>Mao Zedong</strong> nella guerra civile cinese, da sempre è considerata da Pechino una provincia ribelle, quindi parte del territorio soggetto alla propria sovranità. Finora l&#8217;approccio delle autorità cinesi, complice l&#8217;appoggio garantito dagli Usa a Taiwan, sancito dal <strong>Taiwan Relations Act</strong>, in base al quale gli Usa forniscono a Taiwan <strong>ingenti quantitativi di armi</strong> e supporto alla formazione e all’addestramento delle forze armate, è sempre stato soft evitando, quindi, prove di forza che potessero compromettere le<strong> relazioni bilaterali con gli Usa</strong> per riunificare l&#8217;isola di Taiwan al resto del Paese. Oggi, però, lo scenario è cambiato e lo dimostra il nuovo <strong>indirizzo strategico</strong> di Pechino in virtù del quale il gigante asiatico non esclude l&#8217;uso della forza per riunificare Taiwan con la terraferma.</p>
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<h2>Cina, sì all&#8217;uso della forza per annettere Taiwan e sconfiggere ovunque le forze separatiste</h2>
<p>Il cambio di rotta nelle complicate relazioni con Taiwan è stato ufficializzato con la pubblicazione del <strong>Libro Bianco sulla Difesa Nazionale </strong>in cui Pechino ha elencato tra le proprie massime priorità la volontà di contenere &#8220;<strong>l</strong>&#8216;<strong>indipendenza di Taiwan</strong>&#8221; anche attraverso il ricorso a tutte le misure militari che si rivelassero necessarie in modo da sconfiggere i &#8220;<strong>separatisti</strong>&#8221; includendo in tale definizione anche le forze separatiste in <strong>Tibet</strong> e nella regione dell&#8217;estremo ovest del <strong>Xinjiang</strong> dove vivono gli <strong>uiguri</strong>, turcofoni di religione islamica, già sottoposti ad un massiccio programma di <strong>cinesizzazione forzata </strong>rappresentando la maggioranza relativa della regione.</p>
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