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<p><img class="aligncenter wp-image-15507" src="https://www.chenews.it/wp-content/uploads/2019/06/pechino-300x201.jpg" alt="" width="1200" height="805" /></p>
<p><strong>Trent&#8217;anni fa, in Cina, veniva stroncata nel sangue la rivolta di Piazza Tienanmen: tuttora imprecisato il numero delle vittime e degli arrestati </strong></p>
<p>La traduzione degli ideogrammi che compongono il termine Tienanmen è &#8221; <strong>Piazza della Pace Celeste</strong> &#8220;. Ma di irenico in quel 4 giugno del 1989, esattamente 30 anni fa, non ci fu nulla. Violentissima fu la repressione da parte del regime comunista mentre <strong>perdura la censura</strong> da parte delle autorità di Pechino su quei drammatici eventi: imprecisato è, infatti, il numero delle vittime, dei feriti e degli arrestati tra gli studenti, gli intellettuali e gli operai che scesero in piazza per chiedere libertà e democrazia. Le proteste ebbero inizio il 15 aprile in seguito al cordoglio per la morte per arresto cardiaco dell&#8217;allora segretario del Partito Comunista Cinese <strong>Hu Yaobang</strong>, molto apprezzato tra i riformisti, e si protrassero fino al 4 giugno quando fecero irruzione in Piazza Tienanmen i carri armati per soffocare in un bagno di sangue l&#8217;anelito di libertà degli studenti cinesi. Vera icona di quella ribellione, conosciuta in Occidente come <strong>Primavera</strong> <strong>Democratica cinese</strong> e che fece da sprone per quei movimenti libertari che sul finire di quel fatidico 1989 avrebbero travolto i regimi comunisti dei c.d. Paesi satelliti dell&#8217;ex Unione Sovietica, fu il <strong>Rivoltoso Sconosciuto</strong>, l&#8217;uomo in camicia bianca ed armato solo di una borsa che si parò davanti alla colonna dei carri armati per fermarne la marcia: la <strong>celeberrima foto</strong> che lo ritrae è diventata nel corso degli anni un simbolo della lotta per la libertà ed il rispetto dei diritti umani che neanche una brutale violenza può reprimere.</p>
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<h2>Cina, 30 anni fa la repressione di Piazza Tienanmen. Pechino a Pompeo: &#8221; Arrogante &#8220;</h2>
<p>Il trentennale della repressione delle proteste di Piazza Tienanmen rischia di alzare alle stelle la <strong>tensione tra Usa e Cina</strong>, già ai ferri corti a causa della guerra commerciale a colpi di reciproci incrementi dei dazi. Il segretario di Stato statunitense <strong>Mike Pompeo</strong> è, infatti, entrato a gamba tesa ricordando ieri, alla vigilia del trentennale, che gli Usa &#8220;onorano l&#8217;<strong>eroico movimento di protesta</strong> del popolo cinese&#8221; ed invitano il governo di Pechino &#8220;a rendere completamente e pubblicamente conto di quelli uccisi o scomparsi per dare conforto alle molte<strong> vittime di questo oscuro capitolo della storia</strong>, aggiungendo che le speranze di una società più aperta e tollerante in Cina &#8220;sono svanite&#8221;. Immediata e stizzita la replica di Pechino che ha tacciato Pompeo di<strong> arroganza</strong> oltre a bollare il suo affondo, con il pretesto dei diritti umani, &#8220;un affronto al popolo cinese e una grave violazione del diritto internazionale&#8221; per la <strong>grossolana ingerenza</strong> negli affari interni della Cina.</p>
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