Reddito di cittadinanza, stretta sugli stranieri

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:56
(Ansa)

Percorso in salita per gli extracomunitari che aspirano a beneficiare del reddito di cittadinanza: approvato l’emendamento della Lega che vincola l’accesso a tale prestazione alla presentazione di una certificazione legalizzata dall’Autorità consolare italiana

Sarà più difficile per gli extracomunitari percepire il reddito di cittadinanza. La Commissione Lavoro del Senato ha approvato un emendamento della Lega al decreto che subordina l’accesso a tale prestazione di sostegno al reddito alla presentazione di una “certificazione” di reddito e patrimonio e del nucleo familiare rilasciata dallo Stato di provenienza, “tradotta” in italiano e “legalizzata dall’Autorità consolare italiana “. Esonerati da tale incombenza  i rifugiati politici e chi proviene da Paesi dai quali non è possibile ottenere la certificazione. Il Ministero del Lavoro avrà comunque tre mesi di tempo per stilare la lista di questi Paesi.

Reddito di cittadinanza, stretta sugli stranieri. Approvato anche emendamento contro i “furbetti” del divorzio

Giro di vite anche contro i “furbetti” del divorzio: approvato anche l‘emendamento della Lega che prescrive che, qualora la separazione o il divorzio siano avvenuti dopo il primo settembre 2018, gli ex coniugi che facciano domanda di reddito di cittadinanza debbano certificare di non risiedere più nella stessa casa con “apposito verbale della polizia municipale“. Inoltre, secondo l’emendamento depositato dal M5S ed anch’esso approvato dalla Commissione Lavoro del Senato, in caso di dimissioni volontarie non avrà diritto al reddito di cittadinanza il solo componente del nucleo che si è dimesso, non tutto il nucleo familiare. Tale emendamento corregge la norma contenuta nel decreto che prevedeva invece l’esclusione per 12 mesi a decorrere dalle dimissioni volontarie per tutta la famiglia.

 

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