Camorra, minori a rischio alle cooperative dei clan

Entra nel gruppo offerte di lavoro, bonus, invalidità, legge 104, pensioni e news

Ricevi ogni giorno gratis news su offerte di lavoro ed economia


  1. Telegram - Gruppo

  2. Facebook - Gruppo

Minori a rischio o da recuperare in quanto colpevoli di reati penali affidati alle cooperative gestite dai clan camorristici

Che il business legato a tutto ciò che ruota intorno all’accoglienza ed integrazione dei migranti sia tra i più redditizi è cosa risaputa. Motivo per cui anche le organizzazioni criminali tentano di infiltrarvisi per partecipare alla spartizione dei lauti proventi che genera. Ed anche ciò, purtroppo, era facile da congetturare. Semmai, era difficile immaginare che la longa manus dei clan camorristici arrivasse fino alle cooperative che accolgono i migranti minori non accompagnati.  Eppure hanno tentato di ampliare il loro già vasto raggio d’azione presentandosi a Mineo, in Sicilia, con l’intenzione di gestire i minori stranieri non accompagnati. A frenarli il certificato antimafia esteso anche al parentado indispensabile per partecipare a quel tipo di bando. E’ il caso delle sorelle Adalgisa, Eufrasia e Rosanna Del Vecchio escluse dalla relativa gara in quanto figlie di Paolo Del Vecchio, ras implicato nella maxi inchiesta sulle pressioni della camorra campana al mercato ortofrutticolo di Fondi.

Camorra, minori a rischio alle cooperative dei clan: perquisita la sede della Serapide Coop sociale Onlus

Ciononostante il colosso Serapide, che fa capo alla famiglia Del Vecchio, leader nell’accoglienza di minori a rischio e di ragazzini da recuperare perché colpevoli di reati penali, ha spadroneggiato in Campania. In particolare nell’area del Casertano dove i Casalesi hanno regnato per decenni. Tuttavia su ordine dei  pm della Dda, le squadre mobili di Napoli e Caserta hanno perquisito e sequestrato atti dalle sede della Serapide Coop Sociale Onlus ubicata a Casagiove. Alle coop del gruppo Serapide sono affidati, tra gli altri, i ragazzi dell’area penale dell’ex carcere per minori di Santa Maria Capua Vetere. Con un volume d’affari che si aggira intorno al mezzo milione di euro l’anno. Trattasi di fondi regionali gestiti dai Comuni ma anche di finanziamenti ministeriali.