Salvatore Pizzo candidato con il Pd: la fake news fa il giro del web

Di Maio reddito di cittadinanza
Luigi Di Maio (Getty Images)

Migliaia di condivisioni per un post nel quale si afferma che Salvatore Pizzo, l’operaio che ha denunciato di aver lavorato in nero per la ditta dei Di Maio, sarebbe in realtà un esponente del PD

Arriva direttamente da Facebook una clamorosa fake news che riguarda Salvatore Pizzo.  Una pagina Facebook simpatizzante del Movimento 5 Stelle ha pubblicato un post che, in poco meno di 24 ore, ha suscitato scompiglio nel web. Il post incriminato reca la scritta: “Le Iene questo non lo hanno detto!!! L’operaio che ha accusato il padre di Di Maio era candidato nel 2014 col PD” e ritrae quattro persone davanti ad un cartello con loghi del Partito Democratico. Secondo gli autori del post, una di queste sarebbe proprio Salvatore Pizzo, “accusato” di esser stato candidato con il Partito Democratico alle elezioni politiche del 2014.

Nel giro di poche ore, il post ha raggiunto quasi 10000 visualizzazioni, suscitando l’indignazione dei sostenitori del M5S e aspre critiche alla trasmissione Le Iene. Molti utenti hanno definito “sciacalli” e “ridicoli” i giornalisti della trasmissione di Italia 1, ritenendo che l’intervista a Salvatore Pizzo sia stato semplicemente un modo per “mettere in cattiva luce il M5S”.

 

Bufala Salvatore Pizzo, lo scambio di persona: non è lui con il PD

In realtà dopo un po’ di tempo ci si è resi conto che si trattava di una bufala. La persona indicata nella foto e identificata come Salvatore Pizzo è in realtà Leonardo Marras, capogruppo toscano del Pd e candidato, lui sì, alle elezioni politiche del 2018.

Proprio Marras è intervenuto su FB per fare chiarezza, denunciando lo scambio di persona e riportando gli insulti ricevuti dopo la pubblicazione del post. “Quanto ci vuole per finire nella macchina del fango dei moralisti da tastiera? – ha scritto Marras – Giusto il tempo di fare una grafica con informazioni false! Hanno costruito un post prendendo un’immagine di febbraio 2018 e scrivendo falsità».

Un “semplice” scambio di persona, dunque, che tuttavia riaccende il dibattito sulle fake news: come valutare l’autorevolezza delle notizie che compaiono in rete?

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